Google+ Bolgeri - il Gruppo Tolkieniano di Milano

venerdì, marzo 07, 2008

Programma di domenica

Dato l'alto numero di adesioni alla proposta, il raduno ordinario di domenica si terrà in forma straordinaria per un pomeriggio che ci vedrà infastidire la cultura in varie forme.
Si inizierà con un'operazione di disturbo presso i banchetti di libri usati in piazza Diaz, guidata dal nostro Padre Fondatore Tarabas, per poi proseguire a pranzo e spostarsi in direzione di Palazzo Reale, in piazza Duomo: qui, i bolgeri si introdurranno con l'inganno ad una mostra e si lasceranno andare a tutti i commenti che potranno scaturire dall'azione combinata tra la guida del capofamiglia e l'ispirazione del momento. Non paghi, i bolgeri si sposteranno quindi per un'azione di disturbo a carattere enogastronomico preliminare, presumibilmente in direzione di una gelateria o simili, per poi dedicarsi anima e corpo al disturbo della Nona Musa. Concluderanno con una cena.

Riassumendo il programma della spedizione:
  • ore 11.30, p.zza Diaz - visita ai banchetti del libro usato;
  • ore 15.30, p.zza Duomo - ritrovo davanti a Palazzo Reale per la mostra L'arte delle donne;
  • orario da definirsi e luogo da definirsi - film (indovinate? da definirsi);
  • al termine del film - cena.

Ricordo che chiunque si può aggregare, in qualunque momento della giornata, sia esso animale, vegetale o minerale.

Ecco, infine, una descrizione dal sito della mostra ed il video che la presenta. Generalmente sono poco incline ad apprezzare la "discriminazione a rovescio" per cui un'opera dovrebbe essere interessante a prescindere solo perché opera di una donna. Tuttavia di questa particolare mostra (percorso critico a parte) mi hanno detto ottime cose, sia per quanto riguarda l'allestimento che per quanto riguarda la selezione di opere. E se la parte critica sarà carente - cosa che mi pare possibile leggendo la presentazione qua sotto - non dubitate che il vostro capofamiglia conosce un paio di aneddoti gustosi con cui rallegrarvi la visita. Tutto quello che nessuno vi ha mai detto sulla pittura e che probabilmente non avreste nemmeno voluto sapere.

“Certo in nessun’altra età”, ebbe modo di scrivere Giorgio Vasari nelle sue Vite, “s’è ciò meglio potuto conoscere, che nella nostra; dove le donne hanno acquistato grandissime lettere”. Il percorso espositivo non poteva quindi che prendere inizio proprio dal Rinascimento, quando, in Italia e in Europa, il caso di una donna artista non rappresentava più, come nel Medioevo, un fenomeno isolato.

Sofonisba Anguissola e Lavinia Fontana sono alcune delle prime artista attive nel Cinquecento italiano.

Figura mitica, per aver ricevuto, vecchissima e cieca, l’omaggio di una visita di Anton van Dyck, Sofonisba Anguissola (c.1535-1625), cremonese, si specializzò, come le sue sorelle, soprattutto nel ritratto e nell’autoritratto, introducendo un tema che avrà, nelle biografie delle artiste, uno speciale rilievo e un significato preciso, destinato a divenire uno dei filoni principali della produzione femminile fino ai nostri giorni. “Dama di honore de la Reyna” di Spagna, l’Anguissola, di cui si espongono due tra le opere maggiori, (Autoritratto al cavalletto e Partita a scacchi) fu la prima donna a godere dell’appoggio dei monarchi europei.

Lavinia Fontana (1552-1614), sua quasi coetanea bolognese, divenne a sua volta ritrattista ufficiale delle famiglie nobili della città. Figlia di uno dei protagonisti del manierismo bolognese molto attivo a Roma a metà del Cinquecento, Lavinia si formò alla scuola del padre, animata da un gusto eclettico che univa ai modelli tosco-romani e parmensi i primi sentori di quello spirito nuovo che avrebbe nutrito la “riforma” dei Carracci.

Era assai frequente che le artiste fossero figlie o sorelle e mogli di artisti.
È il caso di Marietta Robusti (c.1550-1590), figlia di Tintoretto, detta la Tintoretta, presente col suo luminoso Autoritratto della Galleria degli Uffizi, che fa cenno alla sua educazione musicale, in accordo con le regole educative del tempo.

Ma è la romana Artemisia Gentileschi (1593-1654) ad avere ricoperto un ruolo fondamentale nell’affermazione della donna artista, non solo perché fu una grande pittrice, ma anche perché fu lei a ispirare, negli anni Settanta del secolo scorso, un nuovo interesse di natura femminista e sociale, su tutto il mondo femminile nelle arti. Figlia di Orazio Gentileschi, caravaggista della prima ora, subì violenza da Agostino Tassi, pittore raffinatissimo, e lo denunciò. La raccolta degli atti del processo per lo stupro subito è uno dei primi documenti di questo tipo e spiega l’oscuro fascino che, unendosi a quello della sua pittura, la trasformò in una eroina senza tempo. Continuò a dipingere scene dove il sangue gronda purpureo e lasciò alcune delle più stupefacenti immagini di Giuditta, l’eroina biblica. Giuditta, Susanna, Betsabea divengono i soggetti preferiti di Artemisia e delle artiste seicentesche, che scelsero decisamente di rappresentare donne eccezionali della storia classica e della storie biblica, femmes fortes in cui identificavano il loro stesso destino.

Elisabetta Sirani (1638-1665), figlia di un pittore allievo di Guido Reni, Giovanni Andrea Sirani, ebbe un destino assolutamente opposto a quello di Artemisia. Dedita soltanto alla sua arte, visse soli ventisette anni, lavorando indefessamente, ma morì all’improvviso, e si parlò di avvelenamento. Entrò quindi nella leggenda: era donna, era pittrice, era figlia di un pittore. La morte giovane aggiunse un’aura alla sua figura; il sospetto avvelenamento trasformò l’intera vicenda in giallo.

Nel Settecento il palcoscenico delle donne dell’arte si apre per accogliere biografie straordinarie, quali quelle dell’italiana Rosalba Carriera (1675-1757) specializzata nella raffinatissima tecnica del pastello qui rappresentata da uno splendido Autoritratto e da un Ritratto maschile, che fu attiva presso le maggiori corti d’Europa, da Parigi a Vienna e della svizzera Angelica Kauffmann (1741-1897), colta interprete di un precoce neoclassicismo ancora intriso di grazie rococò, splendidamente rappresentato nelle due opere in mostra, Erminia e l’Immortalità.

Con l’Ottocento le schiere s’infoltiscono: ecco dunque Berthe Morisot (1841-1895) cognata di Edouard Manet e protagonista dell’Impressionismo e delle sue battaglie, specializzata nella resa di temi domestici e intimi, e le americane Mary Cassatt (1845 - 1926) scoperta da Degas e da lui introdotta nell’ambiente impressionista.

Suzanne Valadon (1867-1938), madre di Maurice Utrillo, fu in intelligente equilibrio tra i due secoli, tanto da anticipare molte delle visioni fauviste o cubiste. Negli stessi anni scorse la vita tormentata di Camille Claudel, (1864-1943) maggior scultrice dell’Ottocento, la cui esistenza fu segnata dalla relazione col suo maestro Auguste Rodin. La mostra accoglie il famoso ritratto che la giovane allieva eseguì del maestro, e un bronzo raffigurante La Valse. Grande scultrice, potente artigiana, infaticabile lavoratrice, era la sola donna dell’atelier di Rodin che potesse tagliare il suo marmo - compito da uomini. Allo stesso tempo è interprete delicata e sensibilissima di una misura che declinava il modello rodiniano nella sfumatura più moderna delle curve e dei motivi decorativi: abbassò il tono stentoreo e monumentale del maestro, per scoprire la forza anche dentro una scultura di dimensioni inferiori.

Si giunge così al Novecento, attraverso l’opera elegantissima di Elisabeth Chaplin (1890-1982), artista francese di origine ma di cultura italiana, di cui si espongono due capolavori provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, alle prime avanguardie e all’inglese Vanessa Bell (1879-1961), protagonista, con la sorella Virginia Woolf, di un movimento straordinariamente vivace nell’Inghilterra tra i due secoli.

Tedesche come Gabriele Münter (1877-1962), Marianne von Werefkin (1860-1938), Paula Modersohn-Becker (1876-1907) e Käthe Kollwitz (1867-1945), presente con un nutrito gruppo di opere, vissero da protagoniste l’atmosfera cosmopolita della Germania del primo espressionismo gareggiando con le prime donne italiane lanciate nell’entusiasmo mediatico del futurismo.

Meteore fuori dal coro, Tamara de Lempicka (1902-1980) e Frida Kahlo (1907-1954) sconcertano non solo con le opere, ma anche con le loro biografie. Autrici di altissima individualità, seppero tracciare linee uniche e indipendenti tra le correnti del secolo.

Il Novecento spalanca la complessità del contemporaneo presentando voci sparse, ormai non più elencabili secondo un ordine, né di nazione, né di tendenze, come Meret Oppenheim (1913-1985), indiscussa protagonista di uno sperimentalismo sempre all’avanguardia.

Accompagna la mostra un catalogo Motta editore.


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sabato, maggio 05, 2007

Le città nella Terra di Mezzo

La presente lettura critica, di Maddalena Tarallo e Alberto Ladavas, faceva da introduzione all'esposizione di illustrazioni sulle città, gli insediamenti e gli ambienti della Terra di Mezzo. Sto ancora lavorando al catalogo, per integrarlo anche con saggi ed atti di altri studiosi intervenuti durante la manifestazione: per ora, mi limito quindi a pubblicare l'articolo, che sarà presto seguito dalla versione elettronica del capitolo sulla Contea.


Le città della Terra di Mezzo
di Maddalena Tarallo e Alberto Ladavas

La Terra di Mezzo non è un semplice sfondo sul quale si dipanano le vicende narrate nel Signore degli Anelli, nello Hobbit e nel Silmarillion, ma è un mondo vivo e vitale, pensato, costruito e articolato sin nei più minimi dettagli: ognuno dei popoli rappresentati possiede la propria identità linguistica e culturale, evidente anche nelle diverse strutture abitative che si incontrano all'interno dell'opera di Tolkien.

Poiché gli Hobbit sono i protagonisti indiscussi dei due lavori più conosciuti del Professore di Oxford, sembra corretto iniziare esaminando la struttura delle città della Contea e della Terra di Buck.
Non c'è dubbio che, in questo caso, Tolkien abbia preso ispirazione dalla campagna inglese: infatti, qui la natura appare predominante rispetto alle strutture abitative, per la massima parte costituite da veri e propri tunnel scavati nel fianco delle colline e che prevedono ramificazioni più o meno estese, a volte sino a costituire (come nel caso di Brandy Hall, la residenza dei Brandybuck) degli agglomerati densamente abitati che crescono e si sviluppano secondo le necessità di una crescente popolazione e che riportano alla mente le colonie di alcuni tipi di insetti. In questo caso specifico, l'analogia troverebbe conferma nella capacità degli Hobbit di agire in perfetta sintonia quando si trovano a dover fronteggiare un pericolo comune e, allo stesso tempo, presenta un interessante collegamento tra la ramificazione dei tunnel e la grande propensione tipicamente hobbit di stilare minuziosi alberi genealogici.
Se nella Contea predominano gli spazi aperti e la natura, quest'ultima non si presenta nel suo aspetto più selvaggio ma è in qualche modo “asservita” agli abitanti: la descrizione che Tolkien ci fornisce dell'ambiente è infatti quella di «una campagna scrupolosamente ordinata e curata», un tema che ritorna anche quando ci viene mostrato l'antico contenzioso tra Ent ed Entesse: i primi difensori della natura “selvaggia” ed incontaminata, le seconde promotrici di giardini e orti accuratamente coltivati.
L'ambiente di stampo rurale in cui vivono gli Hobbit è ulteriormente confermato dall'assenza di attività industriali pesanti: infatti, gli Hobbit non dediti all'agricoltura prediligono l'artigianato (fabbri, tessitori, mugnai) e, in questi casi, sentono la necessità di strutture più tradizionali in pietra e/o legno che comunque non tendono a un eccessivo sviluppo in verticale, forse a dimostrazione del forte legame con la terra che si traduce caratterialmente in uno spiccato buonsenso e una forte tendenza al conformismo.
Un connotato comune sia alle abitazioni-tunnel sia alle case di stampo convenzionale è costituito da porte e finestre di forma tonda, forse un indice dell'amore per le comodità che ben si attaglia sia alla forma fisica degli Hobbit sia al loro temperamento.

Di stampo più prettamente medievale è l'insediamento di Brea che, nella sua qualità di crocevia e passaggio obbligato, si differenzia dalla Contea innanzitutto per la convivenza tra Uomini e Hobbit, dando origine a un crogiolo che strutturalmente si traduce in una commistione di costruzioni a più piani e di tipici tunnel hobbit.
Questa convivenza di stili diversi si accompagna alla coesistenza tra diverse culture e trova la sua massima espressione nella locanda del Puledro Impennato che, nel suo ruolo di punto di raccolta per locali e viandanti, incarna questa diversità nel suo stile architettonico misto: nella locanda è possibile incontrare Uomini, Hobbit e Nani che vi trovano un ambiente familiare e, allo stesso tempo, vengono a contatto con realtà diverse; il rovescio della medaglia di una simile situazione è rappresentato dalla necessità, completamente sconosciuta nella Contea, almeno sino all'arrivo di Saruman e dei suoi complici, di proteggere gli accessi al villaggio con cancelli controllati da guardie che alla notte restano chiusi.
Precauzione peraltro inutile perché le vicende dimostrano come la corruzione si possa insinuare facilmente anche in un ambiente dotato di protezioni strutturali.

La casa di Tom Bombadil, uno dei numerosi approdi sicuri in cui si rifugiano gli Hobbit all'inizio della loro avventura, si presenta come un'oasi di pace e tranquillità nel mezzo della Vecchia Foresta, luogo decisamente poco accogliente per tutto ciò che «si muove su due gambe». La prima impressione del lettore è quella di una sorgente di luce tra il buio e le brume della Vecchia Foresta: infatti, il colore predominante è il giallo (la luce delle lampade e delle candele, di alcuni arredi e della maggior parte dei cibi sulla tavola di Tom) suggerendo solarità ed allegria, le caratteristiche più evidenti di Tom Bombadil.Tom è definito "master" dei luoghi, e infatti lo spazio dove sorge la sua casa si differenzia chiaramente dall'ambiente circostante, pur rispettando pienamente l'integrazione con la natura: essa si trova al centro di uno spiazzo erboso ben curato all'interno della selvaggia e inospitale Foresta; il tetto è di erba e i muri in pietra, ricoperti all’interno da drappi e tende di colore verde e giallo, mentre il pavimento è ammorbidito da una coltre di giunchi; tutto nella casa è improntato alla comodità e rivela lo spirito ospitale del suo proprietario, cosicché gli stanchi Hobbit non faticano a sentirsi immediatamente a loro agio.

La cultura dei Rohirrim, i signori dei cavalli per i quali Tolkien ha preso ispirazione dagli Anglosassoni, presenta degli spunti interessanti: Rohan è a tutti gli effetti un regno di frontiera, che si pone come confine tra la più cosmopolita Gondor e il resto del mondo “selvaggio”. Negli stessi Rohirrim convivono elementi di un passato nomade e di un presente più stanziale, ma ancora inserito in un contesto non civilizzato, su cui predomina il costante richiamo alla simbiosi tra uomo e cavallo, che in queste vaste praterie assume un significato di importanza vitale.
Il palazzo in cui risiede re Théoden è una rappresentazione di splendore barbarico e ricorda molto da vicino quello di re Hrotgar del Beowulf, da cui questa parte dell'opera trae ampiamente ispirazione: il legame con il passato è evidente negli arazzi e negli intagli delle colonne, forma primitiva di documentazione storica tipica di un popolo in cui la cultura orale ha ancora il predominio su quella scritta. L'insediamento di Edoras è costituito da un'alternanza di elementi naturali, come la pietra e i prati che richiamano le ampie pianure circostanti, creando un senso di isolamento accentuato dalla disposizione del villaggio sulle pendici di una collina ai cui piedi si trovano un fossato, delle mura e un recinto, a dimostrazione della condizione pionieristica degli insediamenti rohirrim e che ritroviamo, ancora più marcata, nelle fortificazioni al Fosso di Helm, ultimo baluardo contro le ricorrenti invasioni.

Se il palazzo di Meduseld in cui risiede Théoden richiama apertamente lo stile della sala germanica, un altro esempio ancora più vicino ad essa è la casa di Beorn, il mutaforma incontrato da Bilbo e dai Nani nello Hobbit e che è in grado di alternare le sue sembianze tra quelle umane e quelle di orso.
La sala di stile germanico, così come la casa di Beorn, è costituita da un ambiente ampio, totalmente costruito in legno e dominato al centro dal focolare: esso fornisce la principale fonte di illuminazione, poiché questo genere di struttura non prevede delle finestre vere e proprie e la luce del sole e il ricambio d'aria provengono solamente da un'apertura nel tetto. La sala possiede una sorta di navata centrale affiancata da due navate laterali separate da file parallele di pilastri, sempre in legno: adiacenti alle pareti delle navate si trovano dei rialzi che svolgono la duplice funzione di sedili durante il giorno e di giacigli per la notte, anche se, nel caso della dimora di Beorn, Bilbo e i Nani dormono in letti convenzionali in una stanza a parte. Questa casa si differenzia dal modello cui Tolkien si ispirò anche per la veranda esterna, rivolta a sud, che si affaccia su un giardino i cui fiori servono da nutrimento alle api allevate dall'uomo-orso.

La caratteristica principale della città di Gondor è senza dubbio l'imponenza: lo dimostrano gli elementi stilistici interni ed esterni e lo stesso Tolkien lo sottolinea scrivendo che non sembra creata della mano dell'uomo, bensì l'opera di giganti che hanno scolpito «l'ossatura del mondo».
Data la sua natura di roccaforte contro l'avanzata di Mordor che si trova proprio di fronte ad essa, la struttura di Gondor è improntata alle opere difensive: sette cerchi concentrici di mura che abbracciano i fianchi del monte Mindolluin su cui la città si appoggia, un sistema di porte di comunicazione tra le diverse sezioni della città creato per ottimizzare le difese in caso di attacco e le mura che circondano la pianura del Pelennor, dove si concentrano le attività rurali. Gondor appare quindi chiusa in sé stessa e allo stesso tempo fortemente aggrappata ai fasti del passato, come testimoniato anche dalla forma della Cittadella che sporge dal fianco della montagna come la prua delle navi degli antichi Númenoreani, da cui gli abitanti di Gondor discendono. Ma questo passato è ormai lontano: la freddezza della pietra e la grandiosità degli elementi architettonici non riescono a nascondere la decadenza visibile nel pessimo stato delle mura del Pelennor e nella condizione di abbandono in cui versano molte abitazioni, a testimonianza di un declino già evidente nel regresso demografico e ben presente nel discorso di Faramir che inquadra i concittadini come "Uomini del Crepuscolo". Lo splendore che, per contro, si può osservare nei monumenti funerari tanto cari ai Númenoreani non fa altro che aumentare la sensazione di inevitabile declino che pesa sulla città.

La celebrazione del passato è ugualmente alla base dei due maggiori insediamenti elfici della Terra di Mezzo, Rivendell (dimora di Elrond) e Lothlórien (dimora di Galadriel), sia pure con differenti modalità.
Non esiste una vera descrizione della casa di Elrond, definita «ultima casa accogliente ad Est del mare», ma piuttosto viene fornita una serie di indizi che conducono il lettore a immaginare un insieme di ambienti diversi, sviluppatisi nel corso del tempo in base alle necessità degli abitanti, e collegati tra loro da corridoi e scalinate, tutti perfettamente integrati nell'ambiente circostante costituito da una profonda vallata dominata dal suono delle acque del fiume Bruinen: si ha così l'impressione che la casa sia cresciuta in stadi successivi in armonia con la natura circostante, quasi come una pianta che si fa strada in mezzo ad altre senza mai prevaricare i vicini. Più che una semplice casa sembra una piccola città pronta ad accogliere i viandanti alla ricerca di riposo, cultura, musica o semplice riflessione, ed esprime quella che Paul Kocher (Tolkien, Master of Middle Earth) definisce la qualità "orizzontale" dello spirito elfico, ossia la capacità di «raggiungere, toccare e influenzare le altre creature intelligenti della Terra di Mezzo».

Al contrario, Lothlórien viene descritta dallo stesso Kocher come "verticale" perché è «totalmente elfica» e «gli stranieri non vi sono benvenuti»: gli abitanti di Lórien vivono sugli alberi di mallorn in piattaforme chiamate “flet” e, anziché adattare il proprio stile abitativo alla natura circostante, hanno trasformato la natura stessa in struttura residenziale. Le mura che circondano la città di Caras Galadhon sono verdi e suggeriscono un'origine vegetale piuttosto che una costruzione in pietra e dovunque i viaggiatori posino lo sguardo si intravedono solo erba, alberi e fiori: nessun particolare suggerisce l'artificialità dei materiali, tutto è strettamente naturale.
Dalla base della collina alla sommità del mallorn più alto, dove risiedono Celeborn e Galadriel, la strada segue un percorso a spirale il cui movimento concentrico trae ispirazione dallo scopo principale di Lórien: preservare per sempre un luogo e un tempo ormai scomparsi dal resto della Terra di Mezzo.

I Nani, creature del Vala Aulë, si distinguono per il carattere chiuso e scontroso e le loro dimore riflettono questa predisposizione: Moria e gli altri reami dei Nani si estendono preferibilmente nel sottosuolo, fondendo le necessità abitative e il lavoro minerario in un'unica soluzione e giungendo alla creazione di estesi complessi di caverne intercomunicanti, dove la pietra viene lavorata con cura e amore perché essa non è considerata cosa fredda e inerte, bensì fonte di infinite potenzialità e bellezza.
La disposizione nel sottosuolo viene compensata dalla vastità degli ambienti, sostenuti da colonne riccamente intarsiate e decorate con oro e pietre preziose ricavati dalle stesse viscere della terra.
Vale la pena ricordare come le città elfiche di Menegroth (regno di Thingol e Melian) e di Nargothrond (regno di Finrod Felagund) siano state costruite proprio con l'aiuto dei Nani in vasti sistemi di caverne, impreziosite da squisiti lavori di scultura e di intaglio, per offrire un’adeguata protezione contro gli attacchi nemici e, allo stesso tempo, fornire un'accogliente dimora agli elfi che vi abitavano. Sempre in tema di città elfiche fortificate occorre ricordare la città nascosta di Gondolin, fondata da Turgon nell’inaccessibile valle di Tumladen per sfuggire alle aggressioni di Melkor.
Tutti e tre questi insediamenti sono rimasti a lungo nascosti agli occhi del nemico, protetti dal potere degli Elfi o dalla propria collocazione particolare, ma alla fine sono stati tutti espugnati e distrutti.

Le roccaforti del Nemico sono accomunate dalla mancanza di luce e bellezza. Ad esempio, l'ingresso fortificato da cui si entra in Mordor (il Cancello Nero) è costituito da un cancello di ferro incastonato nelle rocce scure e minacciose delle catene montuose circostanti, e l'aspetto più terribile di questo “biglietto da visita” di Mordor è la desolazione in cui la struttura si inserisce: un luogo in cui la vita è stata permanentemente avvelenata e soffocata, dove fuoco, fumo e vapori velenosi la fanno da padroni e dove persino la luce del sole si fa strada “con riluttanza”. In questa parte del territorio si alternano torri di guardia e tunnel in cui si annidano e si moltiplicano, come formiche, i servitori di Sauron.

Minas Morgul rappresenta la degenerazione e lo stravolgimento di tutto ciò che un tempo era bello: le costruzioni e il paesaggio che la circondano conservano ancora il ricordo dello splendore di un tempo, quando la città si chiamava Minas Ithil (Torre della Luna) ed era la capitale del regno di Condor; tuttavia, ora tutto è dominato dall'alternarsi di ombre e di luce spettrale «che non illumina nulla» e persino fiori appaiono come «forme demenziali in un incubo»; le aperture nelle mura non sono altro che finestre spalancate sull'oscurità e le sculture ai lati del ponte che conduce all'ingresso ispirano soltanto disgusto e repulsione.

La caratteristica predominante di Mordor è data dai colori prettamente infernali, il nero dell'oscurità e il rosso delle fiamme: la vasta pianura “tormentata” dominata da Monte Fato è costellata da fortificazioni sia naturali sia costruite a quello scopo e che, come commenta mentalmente Sam, non appaiono tanto necessarie per impedire l'ingresso ai nemici quanto per «trattenere all'interno gli abitanti», in una sorta di prigione materiale e spirituale; Tolkien la definisce una «terra morente ma non ancora morta» in cui quel poco che cresce ha un aspetto innaturale o prematuramente rinsecchito e tormentato da sciami di insetti.

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lunedì, aprile 23, 2007

Festival Tolkieniana Net - guide giornaliere

Ma che c'è sabato? E domenica? E se non vengo lunedì cosa mi perdo? E cosa posso vedere martedì? Che film ci sono? Cosa suoneranno i Lingalad?
Per rispondere a queste e ad altre domande, ecco alcune guide giornaliere che abbiamo preparato, con articoli, traduzioni di saggi, consigli di lettura e, soprattutto, con il programma dettagliato del giorno, gli abstract di alcune conferenze, le scalette dei concerti, schede sugli artisti e molto altro.

Saranno disponibili in loco, giorno per giorno, per l'acquisto ad un prezzo di costo di 2 € l'uno, ma - naturalmente - potete scaricare queste guide gratuitamente sin d'ora.

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sabato, aprile 14, 2007

II Festival Tolkieniana Net - percorsi tematici

Stavo per stilare un programma tematico del festival, raggruppando per sentiero, ma Roberto Fontana, presidente di Granburrone, mi ha preceduto realizzando questo bel file che vi invito a scaricare.

Troverete, evidenziati con un colore diverso, gli elementi appartenenti ai vari sentieri:
  • il sentiero degli elfi, quello che storicamente è più caro al festival, con interventi, iniziative, stand e spettacoli legati alla musica, la voce del creatore nella sucreazione tolkieniana;
  • il sentiero dei nani, che si concentrerà sui temi dell'arte e dell'artigianato, dell'arte applicata, con mostre-mercato di artigianato, dimostrazioni e corsi di calligrafia e incisione, visite guidate alle mostre e conferenze;
  • il sentiero degli hobbit, la parte più giocosa del festival, dedicata a giochi e feste, che pure non dimentica il tema dell'ambiente e della natura;
  • il sentiero degli Istari, i depositari della sapienza e della cultura nella Terra di Mezzo, con interventi, conferenze, corsi e seminari.
In più, qualche aggiornamento: è ormai ufficiale la partecipazione di espositori come Claudio Facchini, del Vetro Magico, e Goblin, che avrà una stanza tutta per sé alla Cascina Robbiolo. Inoltre, parteciperanno associazioni come Unicef e AltroMercato, che saranno presenti rispettivamente con un vasto assortimento di raffinati prodotti di candelleria e di bambole artigianali raffiguranti personaggi della fiaba, e con i propri affascinanti prodotti nell'ambito della cucina, del folklore e della musica. Voci ufficiose invece parlano di un'assenza della STI, dovuta a mancanza di mezzi e personale. Speriamo che riescano ad organizzarsi comunque: ad un evento come questo sarebbe un peccato veder mancare solo loro.

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mercoledì, aprile 11, 2007

II Festival Tolkieniana Net - programma

Ecco una versione ragionevolmente definitiva del programma del festival; come anticipato, il programma del festival può essere suddiviso in due parti più una:
  • HobbiTana 70°, festeggiamenti per il settantesimo dalla pubblicazione dello Hobbit con esposizioni, conferenze, tavole rotonde e incontri sul capolavoro per ragazzi di J.R.R. Tolkien sconfinando in temi come la fiaba e la letteratura giovanile;
  • Ritorno a Númenor, sul tema della città fantastica e reale, con tavole rotonde e interventi sulla natura, sull'ecosostenibilità, sul futuro, esposizioni artistiche, concerti, proiezioni cinematografiche e molto altro;
  • Per saperne di più, una serie di interventi ed iniziative per neofiti e appassionati cu temi di interesse legati a Tolkien e al fantastico.
In più, il programma generale è suddiviso in quattro sentieri che ripercorrono le orme della subcreazione tolkieniana:
  • il sentiero degli elfi, quello che storicamente è più caro al festival, con interventi, iniziative, stand e spettacoli legati alla musica, la voce del creatore nella sucreazione tolkieniana;
  • il sentiero dei nani, che si concentrerà sui temi dell'arte e dell'artigianato, dell'arte applicata, con mostre-mercato di artigianato, dimostrazioni e corsi di calligrafia e incisione, visite guidate alle mostre e conferenze;
  • il sentiero degli hobbit, la parte più giocosa del festival, dedicata a giochi e feste, che pure non dimentica il tema dell'ambiente e della natura;
  • il sentiero degli Istari, i depositari della sapienza e della cultura nella Terra di Mezzo, con interventi, conferenze, corsi e seminari.

HobbiTana 70°
sabato 28 aprile
  • h 11, Auditorium. Saluto alle autorità, presentazione della manifestazione e presentazione degli organizzatori (tavola rotonda)
  • h 14.30, Cascina Robbiolo. Federico Beltrami, Presentazione mostra sullo Hobbit e visita guidata
  • h 15, Cascina Robbiolo. Paolo Gulisano, There and back again: Lo Hobbit (conferenza)
  • h 16.15, Cascina Robbiolo. Anke Eissmann, Orsetta Innocenti, Associazione Culturale Hamelin, Lo Hobbit e la letteratura giovanile (tavola rotonda, modera Roberto Arduini)
  • h 17.30, Auditorium. Quirino Principe, Dalla parte del drago (conferenza)
  • h 17.30, Caffé letterario. Gruppo culturale Bolgeri, Le fonti dello Hobbit: Beowulf e Tolkien (incontro)
  • h 23.30, Auditorium. "Beowulf & Grendel" (proiezione del film)
Domenica 29 aprile
  • h 10.30, Cascina Robbiolo. Niki Pace e Enrica Paresce, Presentazione didattica di percorsi e attività sullo Hobbit destinate a scuole elementari e medie (presentazione)
  • h 11.30, Cascina Robbiolo. Orsetta Innocenti, Lo Hobbit e la letteratura giovanile (conferenza)
  • h 15, Cascina Robbiolo. gruppo teatrale I Lettori, “Le avventure di Bilbo Lo Scassinatore” (spettacolo di letture recitate)
  • h 16.15, Cascina Robbiolo. Silvana De Mari, Origini della fiaba (conferenza)
  • h 20, Cascina Robbiolo. Federico Beltrami, visita guidata alla mostra sullo Hobbit
Lunedì 30 aprile
  • h 11.30, Cascina Robbiolo. Federico Beltrami, visita guidata alla mostra sullo Hobbit
  • h 21, patio della Cascina Fagnana. Salone del fuoco: libere letture.
Martedì 1 maggio
  • h 14.30, Cascina Robbiolo. Federico Beltrami, visita guidata alla mostra sullo Hobbit
  • h 15.30, Cascina Robbiolo. Raffaella Benvenuto, Lo Hobbit e il suo rapporto con la fiaba (conferenza)

Ritorno a Númenor
sabato 28 aprile
  • h 11, Auditorium. Saluto alle autorità, presentazione della manifestazione e presentazione degli organizzatori (tavola rotonda)
  • h 14.30, Auditorium. Cecilia Barella, Presentazione del libro Paesaggi dalla Terra di Mezzo
  • h 16.15, Auditorium. Chiara Rizzarda, Presentazione della mostra Ritorno a Númenor
Domenica 29 aprile
  • h 10.30, Auditorium. Giorgio Zauli, Animali e bestiario di Tolkien (conferenza)
  • h 11.30, Auditorium. Chiara Nejrotti, Atlantide e Numernor, Platone e Tolkien, rapporto tra la letteratura utopica ed i mondi fantastici (conferenza)
  • h 15.00, Auditorium. Paolo Petitto, Le città fantastiche (conferenza)
  • h 16.15, Auditorium. Come sarà la vita dei vostri figli tra vent'anni? Sesto San Giovanni e Renzo Piano: l'arrivo della fantascienza. Buccinasco e il PGT: la nuova Contea (parteciperanno il sindaco di Sesto Sergio Oldrini e il sindaco di Buccinasco Maurizio Carbonera)
  • h 18, Auditorium. Federico Beltrami e Alberto Carli, Visita guidata agli inferni possibili, dibattito sul sotterraneo come luogo della fiaba e del racconto fantastico (conferenza)
  • h 20, caffé letterario. Gruppo culturale Bolgeri, presentazione dell'opera e del pensiero di Enki Bilal
  • h 23.30, Auditorium. "Immortal (ad vitam)" (proiezione del film fantascientifico di Enki Bilal)
lunedì 30 aprile
  • h 15, Cascina Robbiolo. Giuseppe Festa, presentazione del libro I boschi della Luna
  • h 18, Auditorium. Adriano Vanin e Norbert Spina, Il Regno dei Fanes: una saga dalla preistoria delle Dolomiti e Dalla Terra di Mezzo alle Dolomiti. Confronto fra due figure speculari: Éowyn di Rohan e Dolasilla dei Fanes (conferenze)
martedì 1 maggio
  • h 14.30, Auditorium. Rossana Masoero, Architettura fantastica, dalla Terra di Mezzo alla storia dell'arte (conferenza)
  • h 16, Auditorium. ass.a Bruna Brambilla, Il Metrobosco: la nuova Lothlorien del Parco Sud, al confine con Milano (presentazione)

Per saperne di più: incontri su Tolkien e il fantastico
sabato 28 aprile
  • h 11, Auditorium. Saluto alle autorità, presentazione della manifestazione e presentazione degli organizzatori (tavola rotonda)
  • h 12.00. Sfilata per le vie di Buccinasco
  • h 15, patio della Cascina Robbiolo. Torneo e dimostrazione di spada gentile
  • h 15, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 15, sala di Vaire la tessitrice (Cascina Robbiolo). Laboratorio sartoriale a cura di Veronica Stima
  • h 15, sala degli Istari (Cascina Robbiolo). Laboratorio di lettura per adulti a cura di Cesarina Ciotti
  • h 15.45, Caffé letterario. Roberto Fontana, il linguaggio gestuale degli elfi (presentazione)
  • h 16, patio della Cascina Robbiolo. Spettacolo dei gruppi d'arme
  • h 16, boschi di Bucciansco (con partenza dalla Cascina Robbiolo). Giuseppe Festa, Attività ludico-sensoriale di educazione ambientale per ragazzi - Trova il tuo Ent (escursione)
  • h 16.30 caffé letterario. Daniel Reeve, Tengwar, Cirith, Rune, l'arte di scrivere nella Terra di Mezzo (conferenza)
  • h 16, patio della Cascina Robbiolo. Torneo di spada gentile
  • h 17.30, sala degli istari (Cascina Robbiolo). Corso di lingue: il Quenya
  • h 17.45, Cascina Robbiolo. Tavola rotonda sul futuro del fantastico con Luisa Vassallo, Patrizia di Resta (modera Paolo Gulisano)
  • h 21, Auditorium. Concerto dei Lingalad
  • h 22.45, patio della Cascina Fagnana. Cesarina Ciotti, letture da Monte Fato (spettacolo di letture recitate)
domenica 29 aprile
  • h 10, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 11, sala degli Istari. Laboratorio di lettura per bambini da 6 a 11 anni a cura del gruppo I Lettori
  • h 11, sala degli Istari. Laboratorio di lettura per bambini da 3 a 6 anni a cura del gruppo I Lettori
  • h 11, sala di Vaire la tessitrice (Cascina Robbiolo). Laboratorio sartoriale a cura di Veronica Stima
  • h 14, sala degli Istari (Cascina Robbiolo). Laboratorio di lettura per adulti a cura di Cesarina Ciotti
  • h 14.30, sala degli istari (Cascina Robbiolo). Corso di lingue: il Sindarin
  • h 14.30, caffé letterario. Incontro aperto del caffé letterario Il caffé versato
  • h 16.00, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 16, boschi di Bucciansco (con partenza dalla Cascina Robbiolo). Giuseppe Festa, Attività ludico-sensoriale di educazione ambientale per ragazzi - Il Canto del Bosco (escursione)
  • h 16, patio della Cascina Robbiolo. Spettacolo dei gruppi d'arme
  • h 16.15, Cascina Robbiolo. Silvana de Mari, Origine della fiaba (conferenza)
  • h 16.15, caffé letterario. Incontro aperto del gruppo culturale Bolgeri di Milano
  • h 18.30, Cascina Robbiolo. Passerella “Hwésta Olorëo Endórë – abiti e modelli della Terra di Mezzo
  • h 21, Auditorium. Concerto dei Will o' the Wisp
  • h 23, patio della Cascina Fagnana. Roberto Fontana, racconto su Turin Turambar (spettacolo)
  • h 23, boschi di Bucciansco (con partenza dalla Cascina Robbiolo). Giuseppe Festa, Attività di sensibilizzazione ecologica profonda per adulti - Gli osservatori della notte (escursione)
lunedì 30 aprile
  • h 10, sala degli Istari (Cascina Robbiolo). Corso di lingue: il Quenya
  • h 11.30, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 12, sala degli Istari. Laboratorio di lettura per bambini da 6 a 11 anni a cura del gruppo I Lettori
  • h 14, sala degli Istari. Laboratorio di lettura per bambini da 3 a 6 anni a cura del gruppo I Lettori
  • h 14.30, Auditorium. Lorenzo Gammarelli, Tolkien e la Grande Guerra (conferenza)
  • h 15, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 15, sala degli Istari (Cascina Robbiolo). Laboratorio di lettura per adulti a cura di Cesarina Ciotti
  • h 15, sala di Vaire la tessitrice (Cascina Robbiolo). Laboratorio di ricamo a cura di Veronica Stima
  • h 15.30, Auditorium. Claudio Testi e Raffaella Benvenuto, presentazione della collana Marietti Tolkien e dintorni
  • h 16, patio della Cascina Robbiolo. Spettacolo dei gruppi d'arme
  • h 16, boschi di Bucciansco (con partenza dalla Cascina Robbiolo). Giuseppe Festa, Attività ludico-sensoriale di educazione ambientale per ragazzi - Il cocktail degli elfi (escursione)
  • h 16.15, caffé letterario. Roberto Fontana, il linguaggio gestuale degli elfi (presentazione)
  • h 16.15, Cascina Robbiolo. Franco Manni, presentazione del libro Lettera ad un amico della Terra di Mezzo
  • h 17.00, Auditorium. Anke Eissmann, L'arte di illustrare Tolkien (presentazione)
  • h 17.15, caffé letterario. Roberto Fontana, presentazione del gruppo di traduzione Forraspaccata (incontro)
  • h 17.30, Cascina Robbiolo. Premiazione del concorso "Hwésta Olorëo Endórë – abiti e modelli della Terra di Mezzo"
  • h 18.15, caffé letterario. Gruppo culturale Bolgeri, Dune alla scoperta di una subcreazione (incontro)
  • h 18.30, Cascina Robbiolo. Daniel Reeve, Tengwar, Cirith, Rune, l'arte di scrivere nella Terra di Mezzo (presentazione)
  • h 21, Patio della Cascina Fagnana. Salone del fuoco: libere letture
  • h 23, boschi di Bucciansco (con partenza dalla Cascina Robbiolo). Giuseppe Festa, Attività di sensibilizzazione ecologica profonda per adulti - Gli osservatori della notte (escursione)
  • h 23.30, Auditorium. "Dune" (proiezione del film di David Lynch)
martedì 1 maggio
  • h 10, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 11, sala degli Istari (Cascina Robbiolo). Laboratorio di lettura per adulti a cura di Cesarina Ciotti
  • h 11.30, Auditorium. Roberto Fontana, Ambarakanta - la foggia del mondo (conferenza)
  • h 11.30, sala degli istari (Cascina Robbiolo). Corso di lingue: il Sindarin
  • h 15, sala dei nani (Cascina Robbiolo). Corso di calligrafia
  • h 15, caffé letterario. Roberto Fontana, il linguaggio gestuale degli elfi (presentazione)
  • h 16, patio della Cascina Robbiolo. Spettacolo dei gruppi d'arme
  • h 16, boschi di Bucciansco (con partenza dalla Cascina Robbiolo). Giuseppe Festa, Attività ludico-sensoriale di educazione ambientale per ragazzi - Gli artisti della Vecchia Foresta (escursione)
  • h 16.15, Cascina Robbiolo. Premiazione del concorso "Palantir" bandito da Eldalië
  • h 17, sala degli istari (Cascina Robbiolo). Sono meglio le storie raccontate o quelle lette? laboratorio per ragazz a cura di Federico Beltrami
  • h 17.30, Cascina Robbiolo. Premiazione del concorso di saggistica bandito da Larcher ed Eldalië
  • h 18, caffé letterario. Gruppo culturale Bolgeri, La musica nella Terra di Mezzo (incontro)
  • h 21, Auditorium. Concerto degli Ainur
Per ora è tutto ma tenete d'occhio questa pagina perché il programma potrà subire ancora variazioni e integrazioni e perché nei prossimi giorni pubblicheremo altro materiale e altre informazioni oltre ad una guida al festival organizzata per giornata e per sentiero.

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lunedì, giugno 12, 2006

I Draghi di Tolkien: conferenza di F. Guglielmi

Procedo ad un resoconto della conferenza di Francesco Guglielmi dal titolo "Il Drago: Simbologia e iconografia nell’arte", tenutasi il 10 giugno in occasione della già segnalata manifestazione bassanese. Dovrei aver preso appunti accurati e spero di non commettere inesattezze. Spero soprattutto di non metterci del mio. Seguirà invece lungo commento tra i commenti.
La conferenza inizia individuando un concetto alla base, ovvero l'identità tra drago e caos, tra drago e cosmo, e quindi la valenza del drago come simbolo di mutevolezza della forma. A testimonianza di questa concezione rimane la leggenda antica secondo la quale il drago era l'oceano che circondava le terre, il caos e l'infinito, il serpente che mordendosi la coda racchiudeva al suo interno tutto l'esistente.
Secondo la definizione canonica, il drago è un essere con il corpo di coccodrillo, quattro corte zampe artigliate, una lunga coda, una lunga cresta ed ali di pipistrello particolarmente importanti per l'immaginario gotico. Alcune variazioni in questa fisionomia si possono riscontrare in diverse culture ed a volte il drago può assumere forma umana, o adornarsi delle caratteristiche degli elementi di cui è simbolo.
Secondo la mitologia greca, il drago è un mostro da sconfiggere: Zeus combatte Tifone in un primigenio scontro tra ordine e disordine, ma non riesce a sconfiggerlo completamente. Inabissandosi, Tifone dà origine all'Oceano. Successivamente lo scontro tra ordine e disordine vede protagonisti Ercole, un semidio, e l'Idra abitratrice delle paludi e quindi simbolo dell'incontro disordinato tra gli elementi, tra acqua e terra. Infine, il compito di combattere il drago è dell'uomo, dell'eroe Giasone che durante la ricerca del vello d'oro si scontra con un drago non solo mostro ma anche guardiano, caratterizzato quindi da una doppia valenza di saggio e fiera. La coda lunga del mostro diviene quindi simbolo del percorso iniziatico dell'eroe, che sconfiggendo il drago raggiunge la conoscenza.
Simile è lo scontro tra Perseo ed il drago per la libertà di Andromeda, sempre costruito attraverso l'interazione dei tre personaggi con la donna su un lato della composizione (spesso il sinistro), simboleggiante la bellezza, l'armonia e la purezza. Tra lei e Perseo, la forza della razionalità, si frappone il drago, simbolo dell'irrazionalità e cui fa da contrappunto una natura morta.
La cultura giudaico-cristiana si appropria del drago come simbolo dei popoli avversari e di Lucifero: esempi di questo approccio si trovano nell'arazzo di Bayeux, nell'araldica normanna, nelle rappresentazioni di Saraceni, Mori e Turchi. Naturale conseguenza di questa accezione è la figura di San Giorgio che uccide il drago (più volte rappresentata da Paolo Uccello), rielaborazione del tema greco-romano. Nel più famoso dipinto di Paolo Uccello, la scena è bloccata, essenziale, e lo scontro è tra gli sguardi dei due antagonisti. Quest'immagine, dagli insegnamenti di San Bernardo in poi, assume scopo didattico per il cavaliere cristiano, che ad essa si deve ispirare non già in battaglia ma nella lotta per sconfiggere il male interiore. E' naturale quindi che Cosmé Tura rappresenti San Giorgio come l'arcangelo Michele ed il drago in atteggiamento insinuante, nascosto. [immagine] Particolari sono, piuttosto, la pittura nervosa ispirata alle correnti fiamminghe e lo scenario architettonico.
E' anche per questo motivo che nel rinascimento il revival del mito della cavalleria e dell'amor cortese si riconosce in un'opera come il dipinto di Raffaello del 1505, in cui il drago è un elemento quasi in secondo piano, accessorio di fronte all'integrità ed alla magnificenza di San Giorgio. Anche il Carpaccio interpreta il tema come un torneo cavalleresco, seppur influenzato dai pittori fiamminghi nel paesaggio: la lancia congiunge il cavaliere al drago attraverso le fauci, per penetrare il drago che è anche portatore di saggezza, e cui ancora fa da contrappunto una macabra natura morta in primo piano.
Uno degli ultimi passi è la prova del Tintoretto, in cui il primo piano è occupato dalla principessa in fuga mentre il drago, legato all'elemento dell'acqua, viene confinato in una spazialità vorticosa ed intensa creata dalla luce. Successivamente è l'umanizzazione del drago: a scopi pedagogici legati alla controriforma, alla figura simbolica del drago si sostituisce quella più esplicita del demonio, come nel dipinto di Guido Reni. Il processo di assimilazione è completo. Ne è testimonianza anche l'assimilazione della relazione tra i serpenti e la dea madre, che Caravaggio rielabora nel suo dipinto La Madonna della serpe, detta anche dei Palafrenieri: la Vergine schiaccia i serpenti sotto il piede, sul quale appoggia il piede il Cristo bambino. Il significato simbolico è chiaro: la Madonna (la Chiesa di Roma) è un tramite tra Gesù (Dio) e la terra, suo strumento nella sconfitta del serpente (il male ma anche il paganesimo).
In conclusione, il drago non è solo una mostruosità ma anche maestro, come dimostra il connubio indissolubile tra la bestia ed il cavaliere, l'esistenza dell'uno solo in funzione dell'altro. Il drago è simbolo del male interiore da combattere: la sconfitta del drago altro non è che una conquista personale.

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