Google+ Bolgeri - il Gruppo Tolkieniano di Milano: I Draghi di Tolkien: conferenza di F. Guglielmi

lunedì, giugno 12, 2006

I Draghi di Tolkien: conferenza di F. Guglielmi

Procedo ad un resoconto della conferenza di Francesco Guglielmi dal titolo "Il Drago: Simbologia e iconografia nell’arte", tenutasi il 10 giugno in occasione della già segnalata manifestazione bassanese. Dovrei aver preso appunti accurati e spero di non commettere inesattezze. Spero soprattutto di non metterci del mio. Seguirà invece lungo commento tra i commenti.
La conferenza inizia individuando un concetto alla base, ovvero l'identità tra drago e caos, tra drago e cosmo, e quindi la valenza del drago come simbolo di mutevolezza della forma. A testimonianza di questa concezione rimane la leggenda antica secondo la quale il drago era l'oceano che circondava le terre, il caos e l'infinito, il serpente che mordendosi la coda racchiudeva al suo interno tutto l'esistente.
Secondo la definizione canonica, il drago è un essere con il corpo di coccodrillo, quattro corte zampe artigliate, una lunga coda, una lunga cresta ed ali di pipistrello particolarmente importanti per l'immaginario gotico. Alcune variazioni in questa fisionomia si possono riscontrare in diverse culture ed a volte il drago può assumere forma umana, o adornarsi delle caratteristiche degli elementi di cui è simbolo.
Secondo la mitologia greca, il drago è un mostro da sconfiggere: Zeus combatte Tifone in un primigenio scontro tra ordine e disordine, ma non riesce a sconfiggerlo completamente. Inabissandosi, Tifone dà origine all'Oceano. Successivamente lo scontro tra ordine e disordine vede protagonisti Ercole, un semidio, e l'Idra abitratrice delle paludi e quindi simbolo dell'incontro disordinato tra gli elementi, tra acqua e terra. Infine, il compito di combattere il drago è dell'uomo, dell'eroe Giasone che durante la ricerca del vello d'oro si scontra con un drago non solo mostro ma anche guardiano, caratterizzato quindi da una doppia valenza di saggio e fiera. La coda lunga del mostro diviene quindi simbolo del percorso iniziatico dell'eroe, che sconfiggendo il drago raggiunge la conoscenza.
Simile è lo scontro tra Perseo ed il drago per la libertà di Andromeda, sempre costruito attraverso l'interazione dei tre personaggi con la donna su un lato della composizione (spesso il sinistro), simboleggiante la bellezza, l'armonia e la purezza. Tra lei e Perseo, la forza della razionalità, si frappone il drago, simbolo dell'irrazionalità e cui fa da contrappunto una natura morta.
La cultura giudaico-cristiana si appropria del drago come simbolo dei popoli avversari e di Lucifero: esempi di questo approccio si trovano nell'arazzo di Bayeux, nell'araldica normanna, nelle rappresentazioni di Saraceni, Mori e Turchi. Naturale conseguenza di questa accezione è la figura di San Giorgio che uccide il drago (più volte rappresentata da Paolo Uccello), rielaborazione del tema greco-romano. Nel più famoso dipinto di Paolo Uccello, la scena è bloccata, essenziale, e lo scontro è tra gli sguardi dei due antagonisti. Quest'immagine, dagli insegnamenti di San Bernardo in poi, assume scopo didattico per il cavaliere cristiano, che ad essa si deve ispirare non già in battaglia ma nella lotta per sconfiggere il male interiore. E' naturale quindi che Cosmé Tura rappresenti San Giorgio come l'arcangelo Michele ed il drago in atteggiamento insinuante, nascosto. [immagine] Particolari sono, piuttosto, la pittura nervosa ispirata alle correnti fiamminghe e lo scenario architettonico.
E' anche per questo motivo che nel rinascimento il revival del mito della cavalleria e dell'amor cortese si riconosce in un'opera come il dipinto di Raffaello del 1505, in cui il drago è un elemento quasi in secondo piano, accessorio di fronte all'integrità ed alla magnificenza di San Giorgio. Anche il Carpaccio interpreta il tema come un torneo cavalleresco, seppur influenzato dai pittori fiamminghi nel paesaggio: la lancia congiunge il cavaliere al drago attraverso le fauci, per penetrare il drago che è anche portatore di saggezza, e cui ancora fa da contrappunto una macabra natura morta in primo piano.
Uno degli ultimi passi è la prova del Tintoretto, in cui il primo piano è occupato dalla principessa in fuga mentre il drago, legato all'elemento dell'acqua, viene confinato in una spazialità vorticosa ed intensa creata dalla luce. Successivamente è l'umanizzazione del drago: a scopi pedagogici legati alla controriforma, alla figura simbolica del drago si sostituisce quella più esplicita del demonio, come nel dipinto di Guido Reni. Il processo di assimilazione è completo. Ne è testimonianza anche l'assimilazione della relazione tra i serpenti e la dea madre, che Caravaggio rielabora nel suo dipinto La Madonna della serpe, detta anche dei Palafrenieri: la Vergine schiaccia i serpenti sotto il piede, sul quale appoggia il piede il Cristo bambino. Il significato simbolico è chiaro: la Madonna (la Chiesa di Roma) è un tramite tra Gesù (Dio) e la terra, suo strumento nella sconfitta del serpente (il male ma anche il paganesimo).
In conclusione, il drago non è solo una mostruosità ma anche maestro, come dimostra il connubio indissolubile tra la bestia ed il cavaliere, l'esistenza dell'uno solo in funzione dell'altro. Il drago è simbolo del male interiore da combattere: la sconfitta del drago altro non è che una conquista personale.

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1 Comments:

At 12 giugno, 2006 17:59, Blogger Shelidon said...

Anzitutto devo ammettere che sono rimasta piuttosto delusa dalla conferenza, un po' perché sono andata a Bassano praticamente solo per sentire quella (oltre che per vedere gli amici, è ovvio) e forse nutrivo aspettative troppo alte. Sicuramente non ha inciso positivamente la noncuranza con cui il professor Guglielmi tralasciava nomi e date dei dipinti che stava proiettando ad esempio (mi pare di ricordare un ignorato Moreau). Perplessissima mi ha lasciato il modo di affrontare l'iconografia del drago nell'antica Grecia. Perché avvalersi di poco significativi dipinti successivi, invece di mostrare rappresentazioni del tempo? E, per la cultura giudaico-cristiana, perché sorvolare sull'importantissima influenza babilonese testimoniata almeno nel libro di Daniele? Ho trovato piuttosto superficiale anche l'interpretazione dell'innesto tra cultura classica e cultura cristiana, tematica complessa che avrebbe forse meritato qualche parola in più così come le relazioni tra l'elemento rettile e l'elemento femminile. Infine, mi ha stupito la pittura occidentale trattata in due parole, da un Paolo Uccello spiegato come al liceo ad una panoramica sbrigativa fino al '600 e non oltre. E l'attenzione anatomica del rinascimento su che tortuosa via si è persa, insieme agli studi di Leonardo ed alle prime influenze del drago orientale sull'iconografia occidentale? E perché sbrigare in due parole il pur interessante spunto della sostituzione della figura antropomorfa di Satana a quella simbolica del drago durante la controriforma? E, ancora, perché fermarsi prima del drago simbolista? Dolente, ma la conferenza mi è sembrata piuttosto superficiale ed atta solo a veicolare un messaggio (quello della conclusione) che non riesce affatto a spiegare in maniera convincente.
Tutto ciò senza nulla togliere all'ottima iniziativa di invitare uno storico dell'arte ad esplorare tematiche iconografiche, iniziativa che spero si ripeta presto.

PS: Damiano, lasciami il tempo di fare una domanda, la prossima volta *___^
Una domanda come la seguente: da dove salta fuori la saggezza del drago nella cultura occidentale, se fino al '600 è tanto perfetta l'analogia drago-lucifero?

 

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