Google+ Bolgeri - il Gruppo Tolkieniano di Milano: La Contea

mercoledì, maggio 09, 2007

La Contea



Capitolo primo del catalogo della mostra sugli ambienti del Signore degli Anelli, riveduto e corretto con l'aiuto di Alberto Ladavas e Maddalena Tarallo. Errori, omissioni e refusi sono più che possibili: è benvenuto ogni aiuto nella correzione.
In alto, un dipinto del paesaggista inglese John Constable.

«Questo libro riguarda principalmente gli Hobbit,
e dalle sue pagine il lettore imparerà molto sul loro carattere
e un po' della loro storia» (J.R.R. Tolkien, Prologo al Signore degli Anelli)

Nel “prologo” del Signore degli Anelli, la scena si apre sugli hobbit con un paragrafo che, tra le molte funzioni narrative, svolge quello di introduzione alla vicenda. Tra le varie caratteristiche di questo popolo, una delle prime a essere presentata è il profondo legame con la loro terra: «Il popolo hobbit è discreto e modesto, ma di antica origine, meno numeroso oggi che nel passato; amante della pace, della calma e della terra ben coltivata, il suo asilo preferito era una campagna scrupolosamente ordinata e curata. Ora come allora, essi non capiscono e non amano macchinari più complessi del soffietto del fabbro, del mulino ad acqua o del telaio a mano, quantunque abilissimi nel maneggiare attrezzi di ogni tipo. […] Sin dal principio possedevano l'arte di sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di genti che non desideravano incontrare, ma ora quest’arte l’hanno talmente perfezionata, che agli Uomini può sembrare quasi magica. Gli Hobbit, invece, non hanno mai effettivamente studiato alcun tipo di magia; e quella loro rara dote è unicamente dovuta ad una abilità professionale che l’eredità, la pratica, e un’amicizia molto intima con la terra hanno reso inimitabile da parte di razze più grandi e goffe». Tale legame, accentuato dal loro abbigliamento («portavano vestiti di colori vivaci, preferendo il giallo ed il verde, ma calzavano raramente scarpe, essendo i loro piedi ricoperti di un pelo riccio, folto e castano come i loro capelli, e le piante dure e callose come suole»), si rispecchia nell’ambiente della Contea: comodo, non selvaggio, ben curato e non meccanizzato. L’intervento sulla natura, pur essendo presente e chiaramente visibile, segue una filosofia di rispetto che trova origine sin dalla colonizzazione della Contea: «Fu nell’anno 1601 della Terza Era, che i due fratelli paloidi [1], Marcho e Blanco, partirono da Brea; e avendo ottenuto il permesso dal gran re di Fornost [2] attraversarono il fiume Baranduin seguiti da un gran numero di Hobbit; passarono sul Ponte di Archinpietra, costruito nei giorni di splendore del Regno del Nord, e occuparono le terre comprese tra il fiume e i Luoghi Lontani. Fu loro solamente chiesto, come compenso, di riparare tutte le strade e i ponti, in particolar modo il Grande Ponte, di augurare buon viaggio ai messi del re e di riverire la sua regalità». Sin dall’inizio, quindi, gli interventi degli hobbit sulla Contea non sono massicci e invasivi. Date le peculiarità caratteriali del popolo, non poteva essere altrimenti: «Gli Hobbit d'occidente s'innamorarono subito del loro nuovo paese e vi restarono per sempre. […] La terra era ricca e generosa, e prima dello stato di abbandono in cui l’avevano trovata, aveva conosciuto bravi coltivatori che curavano le fattorie, le piantagioni di granturco, i vigneti ed i boschi di proprietà del re. Questo paese, che si estendeva per quaranta leghe dai Luoghi Lontani al Brandivino, e per cinquanta dalle brughiere del Nord alle paludi del Sud, fu chiamato dagli Hobbit La Contea poiché la regione, attiva negli affari e nel commercio, era sotto l'autorità del Conte. Noncuranti del resto del mondo, abitato da strani esseri oscuri, conducevano in quel ridente angolo della terra una vita talmente ordinata e bene organizzata che finirono per credere che pace e prosperità fossero normali nella Terra di Mezzo, nonché un diritto di ogni popolo ragionevole».
I più significativi scorci della Contea si trovano nelle illustrazioni realizzate per Lo Hobbit: in particolare, l’illustrazione a colori La collina: Hobbiville al di là dell’Acqua [3], dalla genesi particolarmente tormentata e preceduta da numerosi schizzi e versioni preliminari, dà un’idea piuttosto precisa del tipo di campagna che Tolkien aveva in mente, rafforzando i rapporti tra la sua subcreazione e lo scenario inglese del suo tempo. Le principali difficoltà di Tolkien, come si evince confrontando le varie versioni, furono nel rendere la strada, che curva più volte verso la collina [4], e il mulino in primo piano, al quale variò frequentemente dettagli come la forma delle finestre e la banderuola sul tetto. La prima raffigurazione è indicata in Tolkien: Artist & Illustrator come The Hill: Hobbiton, un disegno a china nera senza ombreggiature in cui il fiume scorre parallelo al bordo inferiore del foglio e il mulino è visto di fronte, con basse finestre quadrangolari e una banderuola sul tetto a falde: la strada corre parallela al fiume fino all’angolo inferiore sinistro della pagina, in prossimità del quale curva in modo rigido iniziando a risalire verso la sommità della collina passando accanto a un paio di costruzioni dalla forma di cottage e a filari di cipressi e altri alberi a chioma larga. Anche la soglia di Casa Baggins giace parallela al fiume e all’osservatore. Da questo disegno, la cui rigida composizione evidentemente non soddisfaceva Tolkien, si trae un’immagine di campagna ordinata e tutt’altro che densamente abitata, con campi, filari di alberi e recinzioni a colmare i vasti spazi tra un piccolo edificio e l’altro. Con il tempo e l’intensificarsi degli schizzi preparatori, quest’idea mutò progressivamente (il primo punto di svolta è riconoscibile nel disegno a matita n. 95 in Artist & Illustrator): la prospettiva si abbassò aumentando le dimensioni del mulino in primo piano e caratterizzando ulteriormente gli alberi a larga chioma. Nel disegno compiuto a china The Hill: Hobbiton across the Water, Tolkien inserisce ulteriori elementi, tutti di particolare interesse ed attenta caratterizzazione: il ponte in primo piano è costituito da tronchi posti a livello della strada ed è largo quanto la strada stessa [5], e il mulino ha assunto le caratteristiche di un solido edificio di pietra e mattoni. Steccati, siepi e filari di alberi sono maggiormente caratterizzati e compaiono anche piccoli boschetti sparsi per la campagna, oltre a campi più dettagliati e ad altre porte di smial sulla parte più bassa della collina. L’illustrazione così arricchita venne praticamente lasciata intatta nell’ultima versione ad acquerello, The Hill, fatta salva l’introduzione di finestre tonde per il mulino.
Queste opere presentano alcune somiglianze con disegni realizzati da Tolkien durante le prime fasi della sua produzione artistica amatoriale, prima che iniziasse a dedicarsi all’illustrazione delle sue opere: Alder by a Stream [6] ad esempio, raffigurante un albero presso un fiume con alcune costruzioni rurali in lontananza, richiama la descrizione dell’Acqua ad ovest di Hobbiton, un corso d’acqua costeggiato da ontani; Lambourne, Berks, un altro disegno, questa volta ad acquerello, rappresenta quel tipo di paesaggio associabile alla Contea e ‘Quallington Carpenter’ Eastbury, Berkshire, raffigura un cottage visitato da Tolkien nel 1913, con particolare attenzione agli aspetti più sconnessi e “romantici” della costruzione, come il tetto deformato e le pareti ricurve. In generale, l’attenzione di Tolkien alla campagna e agli edifici rurali è affiancata solo dall’occasionale raffigurazione di porti e località marittime e, più frequentemente, alla raffigurazione di edifici ed elementi architettonici goticheggianti [7]. A rafforzare ulteriormente, se ce ne fosse bisogno, il legame palese che esisteva nell’intenzione di Tolkien tra la Contea e la campagna inglese, si possono confrontare le raffigurazioni di Hobbiton con alcune illustrazioni per Mr. Bliss, tra cui Mr. Bliss sulla collina, dove le somiglianze con la Contea sono davvero notevoli [8].
Della Contea esiste una seconda illustrazione pubblicata in bianco e nero, L'atrio di Casa Baggins, residenza del Signor B. Baggins, apparsa nello Hobbit fin dall’edizione del 1937: si tratta di una vista dall’interno con Bilbo che fuma la pipa nella propria anticamera e uno scorcio di Contea oltre la porta aperta. Anche qui si scorgono i due cipressi, la campagna boscosa oltre la strada e il profilo della collina, ed è interessante osservare come Tolkien indugi su alcuni elementi d’arredo tipicamente britannici tra cui il portaombrelli, l’orologio a parete e l’appendiabiti con cassapanca.
Dal punto di vista amministrativo, nel “Prologo” del Signore degli Anelli Tolkien afferma che «La Contea era divisa in quattro regioni […]: i Decumani Sud, Nord, Est e Ovest: questi a loro volta erano divisi in un certo numero di signorie che portavano ancora i nomi delle antiche e potenti famiglie. Ma ai tempi della nostra storia questi nomi si trovavano anche fuori dalle rispettive signorie. Quasi tutti i Tuc vivevano ancora in Tuclandia, ma né i Baggins né i Boffin vivevano nelle loro antiche signorie. Fuori dei Decumani, vi erano i Confini Occidentali e Orientali; la Terra di Buck e i Confini Occidentali furono aggiunti alla Contea nell'anno 1462. La Contea non aveva in quel tempo un vero e proprio “governo”. Ogni famiglia si occupava dei suoi affari. I lavori agricoli necessari per produrre i generi alimentari e i continui pasti occupavano interamente le loro giornate. Negli altri settori non erano, in linea di massima, avidi e ingordi bensì generosi e moderati, tanto che le dimensioni dei fondi, fattorie e botteghe rimanevano immutate per intere generazioni».
La Contea è inoltre punteggiata da locande: il Ceppo Galleggiante, il Drago Verde a Lungacque (luogo abituale di ritrovo per Sam e distrutta durante la tirannia di Sharkey), il Pertica d'Oro del Decumano Est (che secondo Pipino serve la miglior birra della Contea), l’Edera vicino a Lungacque (piccola locanda vicino a Hobbiton, la favorita del padre di Sam).
Tra gli edifici “pubblici” principali della Contea figurano le Cellechiuse, prigioni in cui vennero rinchiusi i dissidenti come Lobelia e Fredegario Bolgeri durante il regime di Sharkey, la Palazzo Mathom, sorta di museo in cui veniva raggruppati gli oggetti per cui gli hobbit non trovavano un particolare uso e senso, tra cui le armi.

Le architetture
Anche le abitazioni degli hobbit, o almeno le abitazioni in cui si svolge la narrazione, rispecchiano il loro rapporto con la natura: non edifici costruiti ex-novo, ma caverne lavorate e rese comode. «Le caverne, che ritenevano fossero state le loro prime abitazioni, erano tuttora la dimora che preferivano, benché col passar del tempo si fossero dovuti trasferire altrove. All’epoca di Bilbo la legge voleva che soltanto i più ricchi ed i più poveri vi abitassero ancora. I poveri vivevano in tane estremamente primitive, dei veri e propri buchi con una sola finestra o addirittura senza, mentre le caverne dei benestanti continuavano ad essere ampliate e decorate». Non a caso, Lo Hobbit inizia con la celebre espressione «In a hole in the ground there lived a hobbit» [9]. Tuttavia, «siccome quei lunghi tunnel, che chiamavano smial, non potevano essere ricavati ovunque, nelle pianure e nelle conche, gli Hobbit si trovarono costretti a costruire in superficie. Ora, persino sulle colline e negli antichi villaggi come Hobbiville o Tucboro, o nel capoluogo della Contea, Pietraforata sui bianchi Poggi, sorgevano edifici di legno, pietra o mattoni. Vi abitavano soprattutto mugnai, fabbri, cordai ed altri artigiani i quali già al tempo delle caverne solevano costruirsi laboratori e botteghe. Pare che i primi a creare fattorie e granai fossero gli abitanti delle Paludi lungo il Brandivino; gli Hobbit di quella regione, chiamata Decumano Est, erano grossi, avevano gambe corte e se pioveva portavano stivaletti. Si sapeva, comunque, che erano in gran parte di sangue Sturoi, e lo dimostrava la barbetta che molti di loro si facevano crescere. Infatti, nessun Pelopiede e nessun Paloide aveva la minima traccia di barba. La gente delle Paludi, dopo aver occupato per qualche tempo la Terra di Buck, contrada ad est del Fiume, si trasferì poi in gran parte a nord, nella Contea, conservando però strane parole e nomi bizzarri, ignoti nel resto del paese. È probabile che l'arte dell'edilizia, come molte altre arti, provenisse dai Numenoreani. Ma erano stati gli Elfi ad insegnarla agli Uomini, e gli Hobbit potrebbero averla appresa direttamente da loro. Gli Elfi di Alto Lignaggio non avevano infatti ancora abbandonato la Terra di Mezzo, e vivevano ad ovest nei Rifugi Oscuri ed in altri luoghi non lontani dalla Contea. Si potevano ancora vedere, oltre i confini occidentali, tre torri di epoca immemorabile, costruite dagli Elfi. Luccicavano da lontano illuminate dai raggi della luna. La più alta era anche la più lontana, e si innalzava su di un colle verdeggiante. Gli Hobbit del Decumano Ovest sostenevano che si dovesse vedere il Mare dall'alto della torre, ma nessuno vi si era mai arrampicato».
Come si può facilmente intendere, quindi, un insediamento hobbit potrebbe essere suddiviso in tre sezioni:

  • una collina, con le abitazioni dei cittadini più abbienti o, come nel caso di Hobbiton, con una particolare e singola residenza borghese emergente;
  • un tessuto principale costituito da abitazioni vere e proprie, in cui si trovavano gli strati medio-bassi della popolazione (laddove gli strati qui definiti “alti” possono essere considerati un corrispettivo della borghesia [10]) e in cui trovavano spazio le botteghe;
  • una parte che si potrebbe definire periferia, costituita da caverne assai rudimentali in cui viveva la parte più povera della popolazione.


Gli smial: Casa Baggins
Lo smial per eccellenza, quello che riveste il ruolo principale nella narrazione, è Casa Baggins: la sua porta verde, rigorosamente rotonda, si apre su un elegante corridoio che immette nel cuore della collina, che lo smial occupa per intero. Tutte le stanze della casa sono sullo stesso livello e si articolano in grande numero: vi si trovano, secondo la descrizione del Capitolo 1 dello Hobbit, stanze da bagno, camere da letto, cantine per conservare i vini e dispense per i cibi, intere stanze adibite a guardaroba, cucine, sale da pranzo e molto altro ancora.
La casa-tana di Bilbo, come osserva Douglas Anderson nello Hobbit annotato, ricorda le case del Signor Tasso e di Talpa del Vento nei salici di Kenneth Grahame [11]: la stessa denominazione originale, Bag End, ricalca le denominazioni delle case tradizionali inglesi come la Mole End di Grahame. La cosa è rimarcata dallo stesso Tolkien nella sua guida per traduttori “Nomenclature of The Lord of The Rings”, in cui rimarca l’uso tradizionale di End per indicare un’abitazione al termine di un viale e l’uso di Bag per definire un cul-de-sac, un vicolo cieco. Il gioco di parole tra Bag e Baggins si va quindi a fondere armonicamente in un termine di utilizzo consueto: curiosamente, la fattoria della zia di Tolkien, Jane Neave, nel Worcestershire si trovava proprio in un luogo chiamato Bag-End.
Lo schizzo di Tolkien Bag End: Underhill, datato da Wayne G. Hammond e Christina Scull come il primo della serie, presenta una particolare attenzione alla disposizione delle finestre e della porta e reca accanto la nota: «le camere migliori […] tutte sul lato sinistro (entrando)», con «finestre rotonde profondamente incassate» che danno sul giardino di Bilbo e sui campi dietro di esso. In tutte le illustrazioni che raffigurano l’ingresso dall’esterno (tra cui il frontale Gandalf che ritrae lo stregone accanto alla porta), l’uscio rotondo è affiancato da due basse piante in vaso, dalla forma affusolata che ricorda due piccoli cipressi.

I giardini
L’approccio degli hobbit al territorio è ben esemplificato dal loro amore nel curare i giardini: il paesaggio della Contea risulta infatti piuttosto simile al tipico paesaggio rurale inglese a cavallo tra il XIX e il XX secolo, non solo per quanto riguarda gli spazi aperti (tra giardini, campi e boschetti) ma anche per quanto riguarda l’architettura, come vedremo in seguito: si può parlare quindi in questo senso di giardino paesaggistico, una tipologia che si è fatta strada in Inghilterra dal XVIII secolo ed è la prediletta ancora oggi in contrapposizione agli schemi continentali del giardino all’italiana e alla francese. Se questi ultimi, di stampo aristocratico-borghese e di origine barocca, hanno infatti alla loro origine un massiccio intervento che crea monumenti, prospettive e decorazioni per lo più geometriche, il giardino paesaggista romantico è di stampo borghese e ha come caratteristica predominante la mimesi della natura, l’illusoria apparenza di essere uno spazio spontaneo. Scopo del giardino paesaggistico è il passeggio, e lo spazio è differenziato non più da elementi divisori netti quali siepi e steccati, ma da vialetti, ruscelli, boschetti, tempietti e rovine. L’arte di fondere il giardino con il paesaggio, detta landscaping, diviene quindi fondamentale per l’aristocrazia terriera e i suoi vasti possedimenti che, a partire dai primi del ‘900, lascia il posto a giardini borghesi di minor scala detti cottage garden. È proprio a questi spazi che assomigliano i giardini degli Hobbit: fiori, erbe aromatiche, ortaggi, piccoli arbusti e alberelli si dispongono in modo tipicamente irregolare, l’accesso è garantito da un semplice vialetto, le recinzioni sono affidate a semplici steccati e il giardino si dispone tutto attorno senza costituire un filtro tra le finestre e la campagna circostante. La presenza di fiori, eliminati dal giardino paesaggistico durante la sua fase nobiliare e reintrodotti nel giardino vittoriano, è un elemento fondamentale.
Il giardino è un luogo catartico per il borghese di campagna, quale Tolkien stesso, e per lo hobbit: «Bocche di leone, girasoli, nasturzi rossi e gialli», rampicanti incandescenti, vengono descritti nel giardino di casa Baggins, insieme a radici e patate (di cui il vecchio Gaffiere è riconosciuto esperto), cavoli e altri ortaggi. L’amore per la natura e la bellezza semplice si unisce quindi a un lato pratico sempre presente nella vita e nelle opere degli hobbit.

Le costruzioni fuori terra
«A quell'arte dell'edilizia che avevano appreso dagli Elfi e dagli Uomini, gli Hobbit diedero un carattere tutto particolare. Torri non ne volevano, e le loro case erano infatti tutte basse, lunghe e comode. Il tipo più antico non era che un'imitazione degli smial, dai tetti di paglia, di erba secca o di muschio, e dai muri leggermente curvi. Da allora, comunque, avevano fatto molti progressi e perfezionato le costruzioni grazie agli stratagemmi insegnati loro dagli Elfi o escogitati da loro stessi. L'unica particolarità dell'architettura hobbit tuttora esistente era la forma circolare delle finestre e persino delle porte».
«Case e caverne della Contea erano grandi e abitate da famiglie numerose (Bilbo e Frodo Baggins erano più unici che rari, essendo scapoli e grandi amici degli Elfi). Alcuni, come per esempio i Tuc dei Grandi Smial ed i Brandibuck di Villa Brandy, vivevano con più generazioni di parenti in relativa pace nella vasta e ramificata dimora avita». Tra queste costruzioni figura il Vecchio Mulino di Ted Sabbioso, in primo piano nelle illustrazioni di Tolkien relative alla Contea.

Le caverne
Essendo sia Il Signore degli Anelli sia Lo Hobbit concentrati sulla classe medio-alta della Contea, ben poco viene detto di questa parte dell’insediamento. È lecito supporre, tuttavia, che nel crearli Tolkien avesse in mente il corrispettivo di un ambiente rurale, piuttosto che pensare agli slum cittadini che, dopo la rivoluzione industriale, tanti problemi di igiene urbano avevano creato e stavano creando alle città inglesi.

Bamfurlong: la cascina fortificata di Maggot
La casa di Maggot, dove gli hobbit si fermano prima di arrivare al fiume Brandivino, è la prima costruzione a discostarsi dalla campagna fin’ora descritta da Tolkien, introducendo un nuovo elemento: la cascina fortificata.
La nuova struttura inserisce nel racconto l’elemento del pericolo, entrando in scena insieme alla brughiera con il crescere della tensione per l’inseguimento del Cavalieri Neri. Un paesaggio simile alla brughiera della campagna inglese, infatti, si trova nella Contea a partire dal quarto capitolo in poi: «La campagna è molto impervia da queste parti, e giù nelle Paludi ci sono stagni e una quantità di altri intralci ed ostacoli» [12], si parla di «roveti e pantani» [13] e l’aria è descritta come «grave e stagnante» [14]. Non è un caso che questo elemento paesaggistico venga introdotto da Tolkien solo quando la tensione dell’inseguimento da parte dei Cavalieri Neri inizia a farsi incombente: nella letteratura inglese la brughiera è un tipico elemento perturbante. La cascina di Maggot è il rifugio ideale da questi pericoli: «Percorsero il sentiero e giunsero davanti a una casa e ad altri edifici dai tetti ricoperti di paglia, che facevano capolino fra gli alberi. I Maggot, i Piedimelma di Scorta, e la maggior parte degli abitanti delle Paludi erano tipi casalinghi. E la fattoria, solidamente costruita in mattoni e circondata da un muro molto alto, lo dimostrava chiaramente. Un cancello di legno si apriva sul viale» [15]. Il senso di pericolo e la necessità di protezione è accentuato dalla presenza dei feroci cani, che Frodo ricorda con terrore per averli incontrati quando, in giovinezza, si addentrava nel terreno di Maggot per coglierne i prelibati funghi.
Il nome Bamfurlong deriva dall’antico inglese ma il suo significato è andato perduto: Tolkien suggerisce che stesse ad indicare un rozzo campo di fagioli.
Tolkien ci ha lasciato un disegno della fattoria dei Cotton, che per alcuni tratti richiama la casa di Maggot [16]: lo schizzo raffigura la cascina dall’ingresso e, in corrispondenza, un abbozzo di piantina in cui si scorgono le varie entrate, le finestre e le scale, oltre alla cucina e a due silos laterali.

Buckburgo: residenza nobiliare
Il viaggio degli hobbit si conclude oltre il Brandivino all’ombra di quello che sembra un grande palazzo nobiliare di campagna, come quelli che costellano la letteratura rurale inglese da Jane Austen in poi: «In lontananza giganteggiavano i contorni del Colle Buck dal quale, velate da fini strati di foschia, splendevano tante finestre tonde gialle e rosse. Erano le finestre di Villa Brandy, l'antica residenza dei Brandibuck. Molto tempo addietro Gorhendad Vecchiobecco, capostipite della famiglia Vecchiobecco, una delle più antiche delle Paludi e forse anche della Contea, aveva attraversato il fiume, confine est originario del paese. Egli eresse (e scavò) Villa Brandy, trasformò il suo nome in Brandibuck e si installò lì quale signore di quel che in pratica era un piccolo territorio indipendente. La sua famiglia crebbe e si moltiplicò, e continuò a crescere dopo la sua scomparsa, finché Villa Brandy occupò l'intera collinetta, provvista di tre portoni, parecchie porte di servizio e all'incirca di un centinaio di finestre» [17]. La casa costituisce un altro legame tra l’opera di Tolkien e Il vento nei salici, essendo modellata sulle grandi ville di campagna come Toad Hall.
All’ombra del palazzo si trova l’insediamento di Buckburgo.

Campi, boschetti e vie
Paesaggio tipico non solo della Gran Bretagna ma anche delle zone collinari dell’Europa meridionale (Italia e Francia, principalmente), la campagna cui si rifà Tolkien nel descrivere la Contea è un ambiente antropizzato, ovvero modificato dall’uomo ma ancora luogo di crescita spontanea e di animali selvatici: una siepe, la Frattalta, è il confine tra la Contea e la Vecchia Foresta proprio come, nelle campagne britanniche, le siepi e i viali sono spesso gli unici divisori tra un terreno e l’altro; la Grande Via Est è «fiancheggiata da alberi […] piantati in tempi remoti» come i viali alberati che attraversano campi e boschetti per giungere ai villaggi di campagna; si parla di Terminalbosco e di Bosco Cet come spazi boschivi non coltivati, lasciati alla crescita spontanea, e nella Contea è possibile trovare funghi tra scarpate, fossi e terreni abbandonati. Alberi secolari, che nella campagna inglese non mancano, hanno un ruolo predominante anche nella Contea: si pensi ad esempio all’albero della festa, all’abete secolare [18] ai piedi del quale si accampano gli hobbit la prima notte fuori dalla Contea o all’olmo che Sam usa come termine di paragone per l’altezza delle misteriose creature (probabilmente Ent o probabilmente proprio olmi) visti da suo cugino Al. Si parla anche di coltivazioni di viti, che producono il rinomato vino Vecchi Vigneti del Decumano Sud, oltre che della celeberrima erba-pipa, di birra e di meli. Il è invece considerato uno degli elementi anacronistici, come l’allusione al treno espresso, inseriti volutamente da Tolkien per creare nel lettore una sensazione di familiarità nei confronti degli hobbit. I fiori di campo sono pensati per avere un ruolo così importante nella cultura degli hobbit che Tolkien li utilizza come nomi tradizionali di donna insieme a fiori più domestici: Rosa (come la futura moglie di Sam), Primula (come la defunta madre di Frodo), Lobelia, Belladonna (scelto probabilmente più per il suo significato italiano che per il riferimento all’erba [19]. Anche i toponimi risentono di questa importanza: l’osteria sulla via per Lungacque si chiama Edera. Tra i primi capitoli del Signore degli Anelli si trova uno dei passi maggiormente ricchi di indugi botanici [20], “In tre si è in compagnia”: ancora nella Contea, gli hobbit in viaggio attraversano campi e boschetti, incontrano campi di grano, filari di betulle [21], boschetti di abeti [22], noci, prugnoli [23], querce [24], noccioli [25], felci [26], salici piangenti (o così si può intuire dal passo: «Il suo asilo era formato dai rami intrecciati di un albero flessibile, che piovevano fino a terra come una tenda» [27]), giunchi [28], frassini [29], rape [30], funghi [31], canne in riva al fiume Brandivino [32].
Tra gli animali citati come abitanti della contea, si parla di rospi maculati (Gandalf minaccia di tramutare Sam in uno di questi), serpi (Gandalf minaccia di riempirne il giardino dopo aver effettuato la trasformazione di cui sopra), volpi (una di loro incontra gli hobbit accampati nel terzo capitolo [33]), anatre [34], i cani di Maggot, tutti elementi tipici di un ambiente rurale fortemente antropizzato.
Le zone rurali e selvagge sono attraversate da poche ma ben definite strade, segnate sulle mappe redatte da Tolkien e citate nel Signore degli Anelli. Tra queste, spiccano per importanza:

  • Andrath [35], parte del Verdecammino per Brea;
  • Via Saccoforino, il nome della via ai piedi della collina di Hobbiton, lungo la quale si affacciano quegli smial minori disegnati anche da Tolkien nelle illustrazioni definitive per la Collina, sostituita dalla Nuova Fila dopo la distruzione delle vecchie case da parte dei complici di Sharkey;
  • Via per Lungacque, una strada che si diparte dalla Via Est e che attraversa Lungacque e Hobbiton;
  • Via Est, nome dato dagli hobbit a un’antica strada che collegava la Contea all’Eriador attraversandola in direzione est-ovest;
  • Verdecammino, antica via nord-sud che incrociava perpendicolarmente la Via Est in un richiamo allo schema viabilistico romano;
  • Viale Sud [36], via che portava alla fattoria dei Cotton.


Gli altri insediamenti
Nonostante Hobbiville [37] sia l’insediamento su cui si concentra la narrazione, vengono di frequente nominati anche altri luoghi, tra cui:
  • Tassitani [38], un piccolo villaggio nella parte settentrionale del Decumano Est, nella regione collinare: situato in una delle zone più periferiche della Contea, Tolkien lo utilizza come nascondiglio di alcuni hobbit coalizzati con Saruman;
  • Boldigenio [39], nel Decumano Est e vicino al ponte sul Brandivino, è dimora dei Bolgeri, un’importante famiglia hobbit;
  • Deephallow, villaggio nel Decumano Est sulle rive del Brandivino, alla confluenza del fiume Shirebourn e non lontano dalla Finfratta, la punta più meridionale della Terra di Buck;
  • Dwaling, insediamento nella parte settentrionale del Decumano Est fondato da un hobbit soprannominato Dwale, ovvero “lo sciocco”;
  • Sirte, piccolo villaggio nella regione paludosa del Decumano Est, nominato solo nella mappa della Contea allegata al Signore degli Anelli;
  • Scary, insediamento nella regione collinosa a nord del Decumano Est il cui nome è associato alla parola inglese scar, che significa “collina rocciosa”: il luogo venne usato dagli uomini di Sharkey per nascondervi la refurtiva depredate nella Contea;
  • Chianarana, ovvero “palude della rana”, villaggio del Decumano Est vicino al ponte sul Brandivino e in prossimità di un acquitrino e sede del Ceppo Galleggiante, una delle migliori locande della Contea: Frodo vi si ferma e viene arrestato dagli uomini di Sharkey durante il suo ritorno a casa;
  • Scorta, villaggio nella zona paludosa presso il Brandivino, nel Decumano Est;
  • Boschesi, villaggio del Decumano Est presso cui Frodo, Sam e Pipino incontrano gli elfi di Gildor Inglorion;
  • Willowbottom, piccolo villaggio nel Decumano Est sulle sponde del ruscello Thistle Brook;
  • Verdolmo [40], insediamento sul confine occidentale della Contea, vicino ai Luoghi Lontani, è citato nel Signore degli Anelli per essere la dimora di Fastred, futuro marito della figlia di Sam, Elanor;
  • Pietracasa, villaggio del Decumano Nord (talmente a nord che non compare nemmeno nella mappa della Contea originariamente allegata al Signore degli Anelli) significa letteralmente “duro rifugio”, con riferimento alle rocce su cui è costruito; è ricordato per essere il villaggio d’origine dei Serracinta, la famiglia di Lobelia Sackville-Baggins;
  • Lungacque [41], l’insediamento del Decumano Ovest più vicino a Hobbiton, sede della locanda Drago Verde oltre che della famiglia Cotton;
  • Sopracolle, piccolo insediamento a nord della Collina di Hobbiton, alla fine della strada per Casa Baggins e Via Saccoforino;
  • Little Delving, villaggio presso Michel Delving citata solo nella mappa della Contea allegata al Signore degli Anelli;
  • Pietraforata, capitale della Contea situata presso le colline del Decumano Ovest;
  • Crifosso [42], villaggio a nord di Buckburgo, è la destinazione fittizia che Frodo fa diffondere alla sua partenza dalla Contea;
  • Lungo Squarcio (Long Cleeve, laddove cleeve in inglese antico significa “scogliera”), insediamento d’origine della future moglie di Pipino e dei Tuc del nord;
  • Needlehole [43], piccolo villaggio nel remoto nord-ovest, tra il Decumano Ovest e il Decumano Nord e vicino ai villaggi di Nobottle e Waymeet;
  • Oatbarton, insediamento nel Decumano Nord appena nominato da Tolkien e il cui nome significa essenzialmente “fattoria dell’avena”;
  • Nobottle [44], insediamento del Decumano Ovest molto a nord della Via Est e collegato a Quadrivio da una sola strada e vicino a Needlehole, a est;
  • Galabas, o Gamvichi, villaggio il cui nome è composto dalle parole galab, “gioco”, e bas, “insediamento”: l’unico ruolo che svolge il villaggio nella narrazione è quello di essere indicato come luogo di origine di Samwise e della sua famiglia, il cui cognome deriva quindi dal soprannome “Galbasi”, abbreviato in “Galpsi” e poi reso in lingua comune come “Gammigi” fino ad arrivare a “Gamgee”;
  • Pianilungone, insediamento del Decumano Sud celebre per la sua erba-pipa e il cui nome significa “lunga valle”, facendo riferimento alla particolare ubicazione riparata dalle intemperie che favoriva le piantagioni;
  • Pincup, villaggio del Decumano Sud collegato a Pianilungone da una strada e il cui nome è forse derivato dall’inglese antico pín cuppe, “pino cavo” o, meno probabilmente, dal nome di un multicolore uccello chiamato pinca;
  • Finfratta, insediamento al margine meridionale della Terra di Buck, dove il Sinuosalice esce dalla Vecchia Foresta e confluisce nel Brandivino: è così chiamato per la vicinanza con la barriera eretta per proteggersi dalla Vecchia Foresta stessa e, dal poema Tom Bombadil va in barca, si evince che l’indole dei suoi abitanti era particolarmente aggressiva e sospettosa;
  • Standelf, piccolo villaggio nella parte meridionale della Terra di Buck;
  • Fossobianco, piccola cittadina sulla Via Est, situato approssimativamente tra Chianarana e il Ponte sul Brandivino nel Decumano Est: è nominata solo in relazione a un servizio di polizia che sarebbe stato istituito nella Contea durante la Guerra dell’Anello;
  • Newbury, grande insediamento nella parte settentrionale della Terra di Buck, vicino a Crifosso;
  • Tookbank, piccolo villaggio nella Terra di Tuc, nel Decumano Ovest, non lontano dal più grande insediamento di Tucboro;
  • Tucboro, il più antico insediamento della Contea, di dimensioni ragguardevoli e di una certa importanza, nel Decumano Ovest;
  • Piandifune, villaggio situato in una parte non identificata della Contea da cui provenivano alcuni antenati di Sam Gamgee: il suo nome è associato alla produzione di corda e al moderno termine inglese tie: l’attenzione di Sam all’avere con sé buona corda, quindi, è strettamente legata al luogo di origine della sua famiglia;
  • Withwell, città vicino a Tucboro, nella Terra di Tuc e terra di origine del padre di Pipino;
  • Quadrivio [45], villaggio situato a est di Pietraforata e sulla Via Est, nel Decumano Ovest, al crocevia tra la strada da Little Delving e quella dalla Terra di Tuc e il Decumano Sud; durante la Guerra dell’Anello, Quadrivio ospitava un avamposto dei complici di Sharkey e da cui partì l’attacco a Lungacque.


Le testimonianze del passato.
  • Torri degli elfi. Situate nella parte occidentale della Contea, ne costituivano un po’ il confine ideale: si trovavano sugli Emyn Beraid e la più alta delle tre, Elostirion, ospitava uno dei palantír del Regno del Nord, la “pietra di Elendil”. Ai piedi delle Torri si trovavano le Case dei Guardiani, in cui Elanor si sarebbe poi trasferita portando con sé il Libro Rosso compilato da Bilbo, Frodo e Sam.
  • Fornost Erain. “Fortezza settentrionale dei re del nord” in lingua sindarin, la città di Fornost si trovava a nord di Brea e all’epoca degli eventi narrati nel Signore degli Anelli era ormai in rovina da un centinaio di anni e chiamata Forra dei Morti, dove solo i raminghi osavano spingersi; era stata la capitale di una delle tre province in cui, dopo la morte del re Eärendur, il regno di Arnor venne diviso [46]. Fornost era stata attaccata dall’esercito del re stregone di Angmar, a lungo difesa da re Araphor e infine conquistata e distrutta: Gandalf ne parla come di una delle città che saranno ricostruite da Aragorn.


Note:
  • [1] I Paloidi sono una delle tre razze in cui si dividono gli Hobbit: «ramo nordico degli Hobbit, erano i meno numerosi; dotati per le lingue e per il canto piuttosto che per l'artigianato, preferivano la caccia all'agricoltura». Gli altri due rami sono gli Sturoi e i Pelopiedi.
  • [2] Argeleb II, ventesimo re del ramo nordico che si estinse trecento anni dopo con Anedui
  • [3] L’illustrazione faceva parte della seconda serie, composta da sei illustrazioni a colori, inviata da Tolkien all’editore nel gennaio 1937. Il disegno venne poi completamente rifatto in agosto.
  • [4] La curva della strada per Bag End è protagonista assoluta dello schizzo a matita One Morning Early in the Quiet of the World, in cui si scorge Gandalf che incontra Bilbo sulla porta di casa all’inizio dello Hobbit: lo schizzo rappresenta un accenno della collina, della porta di Casa Baggins e dei due personaggi ed è attraversato dalle numerose e rimarcate linee sinuose della strada.
  • [5] Questo tipo di ponte è utilizzato soprattutto nei paesi nordici, dove il freddo e le gelate renderebbero impossibile il passaggio di carri e cavalli su ponti a schiena d’asino, ed è comunemente considerato il tipo più antico (e semplice) realizzato dall’uomo.
  • [6] Ontano presso un ruscello, illustrazione numero sette in Tolkien: Artist & Illustrator.
  • [7] Oltre alle opere già citate, si possono ricordare (tra quelle pubblicare in Tolkien: Artist & Illustrator) le illustrazioni King’s Norton from Bilberry Hill (acquerello paesaggistico del 1913), Foxglove Year (uno scorcio a matita di campagna boscosa risalente al giugno dello stesso anno), The Cottage, Barnt Garden (acquerello dello stesso periodo), Gipsy Green (parte di una serie di disegni che ritraggono questa casa nello Yorkshire, risalente al 1918), New Lodge, Stonyhurts (1947).
  • [8] Come si vedrà in seguito riguardo alla casa di Beorn nel capitolo dedicato alle costruzioni che compaiono solo nello Hobbit, le illustrazioni di Tolkien a Mr. Bliss forniscono utili indizi anche in altre circostanze.
  • [9] L’espressione è generalmente tradotta «In un buco nel terreno viveva uno hobbit», ma ha avuto anche altre e più fantasiose interpretazioni.
  • [10] Per una trattazione della figura di Bilbo come borghese si veda Tom Shippey, J.R.R. Tolkien, autore del secolo, Cap. 3, interamente dedicato allo Hobbit.
  • [11] Non si tratta dell’unico collegamento possibile: oltre alle somiglianze tra i protagonisti, che come Bilbo sono privi di legami familiari diretti e conducono una vita da gentiluomini di campagna, la botola che collega il fiume alla dispensa di Toad Hall, la casa di Rospo, ricorda il passaggio attraverso il quale Bilbo riesce a fuggire dal palazzo del re degli Elfi nello Hobbit. Per un’analisi profonda dei collegamenti tra Il vento nei salici e Lo Hobbit, si veda il saggio di Lois R. Kuznets Tolkien and the Rhetoric of Childhood, pubblicato originariamente in Tolkien: New Critical Perspectives, a cura di Neil D. Isaacs e Rose A. Zimbardo e poi ripubblicato, in forma abbreviata e col titolo “The Hobbit Is Rooted in the Tradition of Classic British Children’s Novels”, in Readings on J.R.R. Tolkien, a cura di Katie de Koster.
    Inoltre, dalla lettera del 1 agosto 1944 a Christopher Tolkien (la n. 77) sappiamo che Tolkien conosceva l’opera di Grahame ed era profondamente interessato alla sua attività di romanziere e alla sua corrispondenza, manifestando grande interesse per First Whispers of “The Wind in the Willows”, la raccolta di lettere tra Grahame e suo figlio Alastair, per cui l’opera venne scritta “a distanza” durante la lunga assenza del padre per lavoro.
  • [12] libro I, cap 4
  • [13] libro I, cap 4
  • [14] libro I, cap 4
  • [15] libro I, cap 4
  • [16] Verso la fine del Signore degli Anelli Tolkien utilizza la fattoria dei Cotton per uno scopo simile a quello per cui aveva introdotto, all’inizio, la casa di Maggot e vi fa svolgere uno scontro tra gli hobbit e i complici di Sharkey.
  • [17] libro I, cap 5
  • [18] «Presto in mezzo a loro, ai piedi di un abete secolare, crepitò un'allegra fiamma» (libro I, cap. 3)
  • [19] Si veda Lo Hobbit annotato, nota 18 al capitolo 1.
  • [20] Gli altri capitoli ricchi in questo senso sono “Barbalbero” e “Erbe aromatiche e stufato di coniglio”.
  • [21] «Le betulle semispoglie si dondolavano sulle loro teste a un debole venticello» (libro I, cap. 3)
  • [22] «Poco oltre il colmo della collina videro il bosco d'abeti » (libro I, cap. 3)
  • [23] «Mela, spina, noce, prugna, / Fateli passare! Fateli passare!» (libro I, cap. 3)
  • [24] «Veloci e silenziosi sgusciarono via dal viottolo e si rifugiarono nell'ombra profonda delle vecchie querce» (libro I, cap. 3)
  • [25] «lungo il viottolo che scendeva a precipizio in una falda della collina molti cespugli di noccioli crescevano sulle pendici da ambedue i lati» (libro I, cap 3)
  • [26] «Il letto era d'erba e di felci, soffice e profondo» (libro I, cap 4)
  • [27] libro I, cap 4
  • [28] «Dopo aver guadato il ruscello, si affrettarono a percorrere allo scoperto un vasto spiazzo senza alberi, dove crescevano abbondanti i giunchi» (libro I, cap 4)
  • [29] «Giunsero così a un'altra cintura di alberi composta per la maggior parte da alte querce, frammiste qua e là a qualche olmo e a qualche frassino» (libro I, cap 4)
  • [30] «Seguirono il bordo di un enorme campo di rape» (libro I, cap 4)
  • [31] «Mi sorprese parecchie volte, quando ero ragazzo e vivevo a Villa Brandy, a cercare funghi nella sua proprietà» (libro I, cap 4)
  • [32] «soltanto qua e là qualche chiazza di foschia attorcigliata, simile a una spirale di fumo, appannava le canne lungo le sponde» (libro I, cap 5)
  • [33] «Una volpe, che attraversava il bosco per affari suoi personali, si arrestò qualche minuto ad annusare. "Hobbit!", pensò. "Incredibile! Avevo sentito dire che avvenivano strane cose in questo paese, ma trovare addirittura degli Hobbit che dormono all'aria aperta sotto un albero! E sono in tre! C'è sotto qualcosa di molto strano". Aveva perfettamente ragione, ma non riuscì mai a scoprire che cosa.» (libro I, cap. 3)
  • [34] «Dove li avete trovati, signor Maggot? Nel vostro stagno, in mezzo alle anatre, forse?» (libro I, cap 4)
  • [35] Il nome significa “lunga via”.
  • [36] Lane è il termine inglese per “viottolo”, “sentiero”, “stradina”, utilizzato anche oggi nei nomi delle strade.
  • [37] Hobbiton è situata al centro della Contea, vicino al confine del Decumano Ovest, e si estende all’ombra della Collina, in cui come si è detto si trova la casa di Bilbo.
  • [38] Il nome del villaggio è “Brokenbores” nel Signore degli Anelli e “Brokenborings” nella mappa allegata: entrambi i nomi significano approssimativamente “tana di tasso”.
  • [39] Tolkien afferma che l’origine del nome è stata lasciata intenzionalmente oscura ed è composta da “ford”, che può riferirsi al ponte sul Brandivano, e “budge” che può alludere al tasso.
  • [40] Il nome Greenholme può avere diversi significati, essendo formato da green, “verde”, e dalla parola holm che significa sia “isola fluviale” che “agrifoglio”, ma anche semplicemente “collina”.
  • [41] In inglese, Bywater. Tolkien nega ogni influenza, nel nome, della radice crick-, che compare nella costruzione di molti nomi di villaggi in Inghilterra.
  • [43] Il nome sembra far riferimento a un profondo buco presente nella zona, ma Tolkien non ne parla diffusamente in nessuno dei testi pubblicati.
  • [44] Il nome Nobottle deriva dall’inglese antico “nuova costruzione”: la parola botl, “costruzione”, appare anche nel toponimo Hardbottle.
  • [45] Il nome è una modernizzazione della parola Waymoot, che Tolkien gli aveva inizialmente preferito nelle prime stesure del Ritorno del Re.
  • [46] Per la precisione, era la capitale della provincia principale, il regno di Arthedain.

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