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venerdì, maggio 04, 2007

Amici immaginari, di U.K. LeGuin


Earthsea
da
A Wizard of Earthsea,
mappa di Catherine Stock (1991).

Il presente articolo è stato tradotto dalla nostra infaticabile Maddalena Tarallo e rivisto dall'altrettanto infaticabile... ehm... dall'altrettanto nostro Alberto Ladavas. :-p
Era presente nella guida giornaliera al festival, il primo maggio, quasi a congedo dei quattro giorni di iniziative. Leggetelo e capirete il perché.
L'autorizzazione a pubblicarlo non è mai giunta e, come per l'articolo sui ragni, abbiamo deciso di adottare la linea del silenzio assenso assicurando l'intenzione non lucrativa della traduzione e fermo restando che l'autrice può richiederne la cancellazione in qualsiasi momento.


Amici Immaginari
di Ursula K. LeGuin (1)
traduzione a cura di Maddalena Tarallo
da Newstatesman del 18 dicembre 2006 (2)

Per molti di noi esiste almeno un libro, o un racconto, che abbiamo letto da bambini e a cui ritorniamo di tanto in tanto per il resto della nostra vita. Un figlio o un nipote cui leggerlo ad alta voce costituisce una buona giustificazione per farlo, oppure potremmo trovare il coraggio di ritornare da soli a Peter Coniglio (3) per il sottile piacere di leggere un linguaggio in cui ogni parola è corretta, la sintassi in sé e per sé una gioia e l'incedere della narrazione è un miracolo.
Rivisitare un libro che si è amato nell'infanzia potrebbe essere principalmente una concessione alla nostalgia: conoscevo una donna che leggeva Il Mago di Oz (4) a distanza di pochi anni perché "le rammentava di quando era una bambina".
Rileggendo La regina delle Nevi (5) o Kim (6) potreste però scoprire un libro molto meno semplice ed esplicito di quello che vi ricordate: questo mutamento e approfondimento di significato può essere una rivelazione sia nei confronti del libro sia nei vostri.
È curioso come la maggior parte di questi libri per l'infanzia che "durano una vita" siano di genere fantastico: libri in cui esiste la magia, gli animali parlano e le leggi della fisica sono soggette a quelle della psiche umana. Quando, a metà del XIX secolo, comparvero per la prima volta dei libri scritti espressamente per bambini, la narrativa era dominata dal romanzo realistico: era accettabile includervi il "romance" e la satira, ma non la palese fantasia. Così, per un certo tempo, la fantasia trovò asilo nei libri per bambini, e lì prosperò a tal punto che il pubblico iniziò a percepire la narrativa di immaginazione come "riservata ai bambini".
I modernisti ampliano questo malinteso affermando che la narrativa fantastica è intrinsecamente infantile.
Infatti, malgrado il modernismo sia ormai superato e il post-modernismo stia per raggiungerlo, ancora molti critici e recensori si accostano al genere fantastico determinati a mantenere Caliban (7) imprigionato per sempre nella gabbia della letteratura per bambini. Ancora oggi si può udire la voce di Edmund Wilson (8) che recensiva J.R.R. Tolkien gemendo: "Oh, quei terribili Orchi!". Dovrebbe esistere un termine ("maturismo", come "machismo"?) per indicare l'impaziente ferocia dell'intellettuale che ritiene che la sua maturità sia stata messa in discussione.
Equiparare la fantasia all'immaturità è un errore di notevoli proporzioni: razionale eppure non intellettuale, morale eppure oscura, simbolica ma non allegorica, la fantasia non è affatto primitiva, bensì basilare; molti dei suoi maggiori testi sono in forma poetica, e la prosa spesso si avvicina alla poesia per ricchezza di significato ed immagini.
Il fantastico, il meraviglioso e l'impossibile sono stati presenti nel corso principale della letteratura a partire dall'epica e dai romanzi medioevali sino ad Ariosto, a Tasso e ai loro imitatori, a Rabelais, a Spenser e oltre; ciò non significa che questi autori godessero di unanime approvazione, poiché il contrasto con la religione e il realismo era sempre in agguato. Nel primo grande romanzo europeo l'immaginazione e il realismo sono entrati in collisione e il loro scontro costituisce la sostanza e il dibattito del libro: Don Chisciotte è condotto alla pazzia dalle sue fantasie cavalleresche, ma cosa sarebbe l’opera senza la sua follia ?
È probabile che Shakespeare abbia influenzato in modo peculiare la letteratura inglese nei confronti del fantastico: nel Vecchio Continente vi sono emuli di Spenser, ma non c'è nulla di simile a Sogno di una notte di mezza estate (9) o La tempesta (10) in nessun altro paese europeo si trova una fusione di racconti popolari, leggende, romanzo medievale, storie di viaggio e genio individuale che abbia creato opere dell'immaginario simili a queste commedie.
Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui il genere letterario di cui sto parlando è specialmente riscontrabile tra gli scrittori di lingua inglese e ha il suo inizio, ad esempio, con At the Back of the North Wind di George MacDonald, per passare ad Alice nel paese delle meraviglie e Attraverso lo specchio (11), Il vento nei salici (12) le Storie proprio così (13) ed Il libro della giungla (14), i libri di Pooh (15), il Dr. Doolittle (16), Lo Hobbit (17), Re in eterno (18), La tela di Carlotta (19) fino ai miei primi tre volumi di Earthsea e a tutta la più seria narrativa dell'immaginario che viene ancora pubblicata "per i bambini" ma che, spesso, è letta dagli adulti.
Quale altro genere di narrativa interseca in questo modo le barriere tra le fasce di età?
Certo non il realismo. Esso è suddiviso in tre categorie separate, pienamente riconosciute dagli editori: la narrativa realistica per bambini (didattica, esplicativa, pratica e rassicurante) non ha granché da offrire a chi sa già tutto a proposito dei camion dell'immondizia, delle vaccinazioni e del perché Heather abbia due mamme; i romanzi realistici per "Giovani adulti" hanno la tendenza a concentrarsi esclusivamente su situazioni e problemi che rivestono scarso interesse per chiunque si trovi fuori da quella fascia di età; la narrativa realistica per adulti, con le sue complessità sociali e storiche e le ambiguità morali ed estetiche, diviene accessibile agli adolescenti solo quando, e se, raggiungono la maturità.
Per quanto riguarda la narrativa "di genere" (poliziesco, orrore, romanzo e fantascienza), non ne esiste per i bambini: essi iniziano a leggerla dopo i tredici/quattordici anni, non prima; l'unico genere di narrativa che essi leggono con lo stesso piacere (anche se di diverso livello) a otto, sedici o sessantotto anni sembra sia quella fantastica e le storie di animali, strette parenti.
Non tutta la narrativa fantastica, naturalmente: pochi bambini di otto anni leggono con entusiasmo Borges, Calvino o Garcia Marquez. Con l'attenuarsi dell'impatto del realismo, l’elemento fantastico ha ripreso in molti modi il suo ruolo nella narrativa per adulti ed uno di essi è il realismo magico.
Borges e Calvino seguivano una più antica tradizione, quella di Voltaire e Kafka, il racconto satirico o filosofico detto conte; eppure, questo formato, quando incorpora la fantasia, può essere accessibile anche ai bambini, malgrado non sia scritto specificamente per loro: La fattoria degli animali (20) viene letta da bambini di nove o dieci anni, così come I viaggi di Gulliver (21), Il piccolo principe (22) di Saint-Exupéry è un adorabile esempio di conte deliberatamente scritto (ed illustrato) sia per i bambini sia per gli adulti: è enigmatico e divertente per il bambino, ambiguamente trasparente per l'adulto e totalmente soddisfacente per entrambi.
Un simile duplice carattere aiuta certamente a comprendere il duraturo successo dei libri di cui sto parlando. Lewis Carroll scriveva ai bambini e per i bambini, senza ammiccamenti o sorrisi sotto i baffi rivolti agli adulti: egli provava chiaramente piacere nel rendere la storia ugualmente coinvolgente per Charles Dodgson, professore di matematica, e per ogni adulto che fosse pronto ad apprezzare battute, scherzi, intrighi e mosse di scacchi, un modo solo parzialmente mascherato di praticare giochi intellettuali. Tuttavia, ciò che è più importante è che l'innocenza del suo pubblico non lo portava a rinunciare al coinvolgimento emotivo nella storia, né a "semplificare il linguaggio". Al contrario, scrivendo per un pubblico infantile e, allo stesso tempo, mantenendo un alto standard di onestà emotiva, egli sembra essersi affrancato da schemi vittoriani improntati all'arguzia o alla semplice allegoria e aver creato delle immagini poco esplicite, ma estremamente vivide, con cui esplorare il crocevia tra realtà e fantasia.
La stessa cosa si può dire di George MacDonald, le cui creazioni fantastiche per bambini sono più profonde e bizzarre, penso, di quelle che scrisse per gli adulti.
Quello che conta è la stretta aderenza all'onestà emotiva, ed è qui che le storie fantastiche di Oscar Wilde falliscono, così come, a tratti, anche quelle di Hans Christian Andersen: esse fingono solamente di essere dirette ai bambini. Mascherare l'autocompassione di un adulto con la crudeltà sentimentale è purtroppo uno stratagemma che funziona: i racconti di Andersen mi affascinavano e mi terrorizzavano da bambina, li leggevo solo quando mi sentivo già di umore triste; ho invece amato profondamente il capitolo su Pan di Il vento nei salici, anche quando lo comprendevo solo parzialmente, perché la sua grande carica emotiva è genuina.
Nell'ultimo dei racconti di Mowgli nel libro della giungla di Kipling, benché lo struggente dolore dell'esilio definitivo dal regno dell'infanzia fosse per me appena comprensibile, lo percepii come una verità che mi attendeva al varco e che mi fece piangere. Ai bambini non importa se si parla come se non ci fossero: sono abituati a questo comportamento e sanno come interpretarlo, ed è sempre meglio dei dialoghi troppo semplificati.
Il fenomeno Harry Potter, storia fantastica pensata per ragazzi sotto i tredici anni che ha riscosso grande successo anche presso gli adulti, ha confermato che la fantasia crea un ponte bidirezionale in grado di colmare le brecce generazionali. Alcuni adulti che cercavano di spiegare il proprio entusiasmo mi hanno detto: "Non ho letto nulla di simile da quando avevo dieci anni !" Io penso che sia la semplice verità: scoraggiati dai pregiudizi della critica, dalla rigida segregazione dei libri in base a età e genere e dall'inconscio "maturismo", molte persone non hanno più letto testi di argomento fantastico dopo la loro infanzia. Il rapido e dilagante successo ha invece reso questi libri una lettura rispettabile, addirittura obbligatoria, e così gli adulti li leggono e riscoprono il piacere di leggere il fantastico, piacere che potrebbe essere inferiore solo alla gioia di rileggerlo.


(1) Ursula Le Guin è autrice di molti romanzi fantastici e di storie brevi, nota soprattutto per il Ciclo di Earthsea. (N.d.T.)
(2) Traduzione italiana di Maddalena Tarallo, a cura di Alberto Ladavas (gruppo culturale bolgeri)
(3) È il personaggio principale delle storie di Beatrix Potter, scrittrice e illustratrice britannica di libri per bambini. Si veda La storia di Peter Coniglio, Sperling & Kupfer, Milano 2005. (N.d.T.)
(4) Lyman Frank Baum, Il mago di Oz, De Agostini. Novara 2006. (N.d.T.)
(5) Una fiaba di Hans Christian Andersen. (N.d.T.)
(6) Rudyard Kipling, Kim, Adelphi, Milano 2003. (N.d.T)
(7) Caliban è un personaggio della Tempesta di Shakespeare, un mostro deforme, unico abitante umano di un’isola. Si veda la nota 9. (N.d.T.)
(8) Edmund Wilson (1895-1972), scrittore e critico letterario americano. (N.d.T.)
(9) William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate, Milano 2005. (N.d.T.)
(10) William Shakespeare, La tempesta, Grzanti, Milano 2005. (N.d.T.)
(11) Charles Lutwidge Dodgson (Lewis Carrol), Alice nel paese delle meraviglie; Attraverso lo specchio, Garzanti, Milano 2005. (N.d.T.)
(12) Kenneth Grahame, Il vento nei salici, Einaudi Ragazzi, San Dorlingo della Valle 2006. (N.d.T.)
(13) Rudyard Kipling, Storie proprio così, Mondadori, Milano 2003. (N.d.T.)
(14) Rudyard Kipling, Il libro della giungla, Fabbri, Milano 2005. (N.d.T.)
(15) Personaggio fantastico creato dallo scrittore statunitense Alan Alexander Milne (1882-1956) e reso noto nei film di animazione realizzati dalla Disney. (N.d.T.)
(16) Personaggio principale al centro di una serie di libri dello scrittore britannico Hugh John Lofting (1886-1947). (N.d.T.)
(17) John Ronald Reuel Tolkien, Lo Hobbit annotato, Bompiani, Milano 2005. (N.d.T.)
(18) Terence Hanbury White, Re in eterno, Mondadori, Milano 1989. (N.d.T.)
(19) Elwyn Brooks White, La tela di Carlotta, Mondadori, Milano 2004. (N.d.T.)
(20) George Orwell, La fattoria degli animali, Mondadori, Milano 2007. (N.d.T.)
(21) Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, Garzanti, Milano 2004. (N.d.T.)
(22) Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe, Bompiani, Milano 2007. (N.d.T.)

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