Google+ Bolgeri - il Gruppo Tolkieniano di Milano: 10/12/2006: resoconto dell'incontro

lunedì, dicembre 11, 2006

10/12/2006: resoconto dell'incontro

Presenti (in rigoroso ordine sparso): io, Alberto “Tarabas” & Francesca, Ringhio, Elderion, Frodo, Bacca & Monica, Ilaria, Dama Éowyn, Lorenzo “Rinon”, “Fram” & signora, Riccardo, Marco, Laura “Kira”, Alessandra “Annwhen” (Eldalici da Rinon in poi)

Raduno memorabile per molti motivi, primo fra tutti la presenza di Tarabas (dopo secoli di assenza) e di Ringhio (la cui ultima partecipazione si perde nella notte dei tempi). Non so bene che effetto possiamo aver fatto a Ilaria e dama Éowyn, dei nostri per la prima volta, ma devo confessare una certa apprensione e sarò più tranquilla se ci rassicureranno in merito. Il primo impatto con i bolgeri, prima di essere assimilati, può essere spaesante, ma garantisco che al termine dell’operazione ogni sensazione sgradevole sparirà (beh, con qualcuno il processo di assimilazione forse è andato storto, ma sono casi isolati).
In primis Alberto ha tenuto a mostrarci i suoi schifosissimi acquisti bibliofili: Il ragno nero di Jeremias Gotthelf (il secondo più noto autore del romanticismo svizzero-tedesco, e saremmo grati a chiunque riuscisse a dirci chi sia stato il primo), edizione adelphi 1996. Per il vostro godimento, riporto il retro di copertina: «Nel corso della sua attività di scrittore Jeremias Gotthelf non si allontanò mai dal paese di Lutzelfluh, vicino a Berna. E le sue storie si svolgono spesso fra anguste e selvatiche valli della Svizzera tedesca, senza che lo sguardo si spinga oltre. Eppure, pochi narratori moderni hanno un respiro epico paragonabile, per vastità e vigore, a quello di Gotthelf. Fra i suoi racconti Il ragno nero spicca come il più conosciuto e celebrato - e sono in molti a considerarlo uno dei più belli che mai siano stati scritti. Tale è la forza delle sue immagini che Canetti ebbe a dire: "Lessi Il ragno nero e mi sentii perseguitato, come se quel ragno si fosse annidato nel mio viso”. Un punto è evidente: nel Ragno nero, che si apre come una storia di battesimi di paese, l’inconscio esige per la prima volta il ruolo di protagonista e appare alla luce gettando nel panico chi lo percepisce. E il terrore che si genera è tanto più intenso in quanto non si configura all'interno di una cornice che presenta tutti i connotati del fantastico, ma al contrario interviene e agisce nell'ambito di un mondo quieto, ordinato, solerte, sullo sfondo di una natura che sembra ignara del male.» Decisamente notevole, anche se mai come l’estratto sulla quarta di copertina (che non sono riuscita a trovare e di cui pregherei Tarabas di rendere partecipi anche gli sfortunati non presenti alla riunione). Ad Alberto segnalo, nel caso Gotthelf diventi il suo autore preferito, che l’Adelphi ha edito anche i celeberrimi e acclamatissimi Kurt di Koppigen (2001) e Elsi, la strana serva (1999).
Superato il momentaneo schifo mentre ancora eravamo solo io, Alberto & signora e Ringhio, sono infine riuscite a raggiungerci anche Ilaria e dama Éowyn, dopo lunghe peripezie telefoniche, seguite da Alessandra, Chiara & Elderion e tutti gli altri, tranne Dawid che come al solito ha tirato il pacco senza avvertire nulla e nessuno e senza rispondere ai nostri accorati appelli via SMS.
Sì è discusso del test bolgerico (prossimamente su questi schermi) ed ho potuto sottoporre alcune aggiunte, abbiamo dato delle limature e finalmente siamo pronti per una fase di test in mailing-list.
Tra gli argomenti preferiti del pomeriggio e della serata, spiccano la casa posseduta di Monny, ora perseguitata anche da scarafaggi kamikaze che tornano dall’aldilà per perseguitarla, e il sex-appeal di Bacca. Tra gli argomenti seri, invece, gettonato è stato Tolkieniana: si è discusso del mio vice e molti hanno puntato un indice verso la sedia di Dawid, che tuttavia essendo vuota ha potuto essere molto parca di risposte al contrario di quanto sarebbe invece stato l’Istaro Isterico in persona. Si è accennato ad alcuni progetti e Fram ha rivelato di star facendo germinare l’idea, emersa due incontri fa in fase di brainstorming, di organizzare un caffè letterario. Ci fa piacere. Si è poi affrontata la questione delle eventuali mostre/concorsi artistici/conferenze, ma – soprattutto – si è avviata l’estesa ricerca di un medium che sia in grado, nel momento del bisogno, di evocare EVK dalla sua condizione di stasi. Magari in occasione di un raduno bolgerico. Eh sì, siamo degli inguaribili ottimisti.
Dama Éowyn ha accennato qualcosa riguardo alla presentazione del libro di Giuseppe Festa, cui ha partecipato, e la invito a raccontarci nel dettaglio di che cosa si è trattato. Ho inoltre raccontato la giornata del 9, il cui pomeriggio ho passato al Palazzo delle Stelline assistendo alla conferenza che avrebbe dovuto tenersi l’8: tra i punti interessanti della conferenza, che invito Carmen a raccontare per bene avendovi potuto assistere dall’inizio, una breve storia dei giochi di ruolo ispirati a Tolkien da parte del leader di “Fantasika” e una presentazione della STI da parte del presidente Ninni, durante la quale ha accennato al Tolkien 50, ai premi silmaril, alla Hobbiton. Al di fuori della saletta in cui si è svolto il breve intervento, spiccavano La forgia magica e uno stand con Empyrea.

Ad uso di chi non ne aveva mai sentito parlare, abbiamo narrato parte della storia dello smial, dalla peregrinazione attraverso i locali del milanese attraverso le tavole del regolamento fino alle numerose figure lombrosiane che hanno partecipato ai nostri raduni. Si è di conseguenza parlato del rapporto tra operatività e convivialità, in relazione al quale Rinon ci ha esposto la sua condivisibile posizione secondo la quale l’operatività non è strettamente necessaria e in ogni caso può essere solo conseguenza della convivialità o comunque legata ad essa. Argomenti immediatamente conseguenti sono stati il progetto della nuova lettura critica, la proposta di Bacca di una cena prenatalizia il 23 e l’argomento del capodanno bolgerico. Siamo poi giunti ad affrontare alcuni argomenti seri, primo fra tutti la non eticità del veganesimo in particolare e più in generale del vegetarianesimo. Come mirabilmente afferma J.R.R. Tolkien, infatti, «Tutte le cose hanno il loro valore, e ognuna contribuisce al valore delle altre. Ma gli animali possono fuggire o difendersi, laddove le piante che crescono non possono farlo» (Il Silmarillion). È lampante a tutti, quindi, il sopruso intrinseco a questo tipo di filosofie. Anche perché “il fatto che le verdure non possano urlare non significa che non soffrano!” (cit.)
Non a caso, e in qualche modo in relazione a Eldalië ma non ricordo in che termini, si è iniziato a parlare di donazione di sangue, di simpatici aneddoti con infermieri che emergono dal laboratorio cosparsi di sangue o con infermiere incapaci che dimenticano di chiudere le valvole, di studenti costretti a vendersi un rene su internet, di possibili usi di Fram come fonte passiva di guadagno, di improbabili orari di lavoro, siti internet e corsi serali di illustrazione. Senza soluzione di continuità si è quindi parlato della misera condizione dei mezzi pubblici e dei lavoratori ATM, dei benandanti, del sovraffollamento natalizio di Milano in generale e dei Disney store in particolare, della idea tutta sua che Fram ha del concetto di fiaba (“uso fiaba perché non so che altra parola usare”), dell’ordinamento interno di Eldalië, di Elisa, di Laura Pausini, degli Iron Maiden (argomento che ha compreso la scaletta del nuovo tour, la voce di Bruce e il frate rock), di Enya, di Enrico Ruggieri in relazione a Soronel e del gruppo in cui canta Monica. Si sono sfiorati anche argomenti come Dampyr e Guerra Segreta, ma solo di striscio.
La serata si è snodata tra la pasticceria Garbagnati di via Dante e il ristorante cinese Charleston di via Brogli. Ringrazio sentitamente tutti coloro che mi hanno tanto gentilmente portato il computer.

Frasi da ricordare:
- “Ti sei persa metà delle cazzate che abbiamo detto.” / “Eh, ma l’altra metà l’ho detta io!”
- “Il fatto che le verdure non possano urlare non significa che non soffrano.”
- “Hai due gambe? Sì. E allora le calze devono essere in due pezzi.”
- “La prossima volta mi porto una calamita e ti attacco la faccia al pavimento del treno.” (chiedere delucidazioni a Elderion)

Letture critiche vendute: un numero indefinito tra 4 e 6 (mi pare…)

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9 Comments:

At 13 dicembre, 2006 21:10, Anonymous Anonimo said...

"Il secondo più noto autore del romanticismo svizzero-tedesco"

Ah, schiatta Gotthelf!!!!


Saluti
G. Keller

 
At 14 dicembre, 2006 10:46, Anonymous Anonimo said...

Cari Gotthelf e Keller,

io, per quanto svizzero soltanto di adozione e uomo del Novecento, mi considero idealmente uno scrittore romantico; e so di esservi superiore.
Cosa che del resto possono testimoniare i milioni di miei lettori.

Cordialmente
H. Hesse

 
At 14 dicembre, 2006 10:54, Anonymous Anonimo said...

Ahà, ti ho beccato, scribacchino di un Hesse!
Tu e le tue porcherie tardospiritualiste e proto new age!

Il romanticismo è morto e sepolto, e ci sono solo io a brillare nell'olimpo degli scrittori svizzeri di tutti i tempi!

Problematicamente vostro,
F. Dürrenmatt

 
At 14 dicembre, 2006 13:42, Anonymous Anonimo said...

Bah, la letteratura svizzera è morta: appartenete al passato, rassegnatevi, la gente non sa nemmeno chi siete! Siamo noi, ora, a tenere alta la bandiera della nostra gloriosa nazione. Morte alla carta, viva il mattone!

vostro
Charles Jeanneret

 
At 14 dicembre, 2006 16:33, Anonymous Anonimo said...

Morta la letteratura svizzera?
Non direi proprio. Io, zurighese, scrivo e scrivendo nella vostra lingua sono al tempo stesso la più grande scrittrice svizzera e italiana.

Ricordo che Adelphi segue da sempre con attenzione la cultura svizzera: non a caso Gotthelf ha trovato ospitalità in quelle collane.

Beatamente (e castigatamente) vostra,
F. Jaeggy

 
At 14 dicembre, 2006 16:35, Anonymous Anonimo said...

F. Jaeggy said:
"Ricordo che Adelphi segue da sempre con attenzione la cultura svizzera"

Della qual cosa la ringrazio con umiltà,
carissima Fleur.

Servilmente suo,
R. Walser

 
At 14 dicembre, 2006 18:50, Anonymous Soronel said...

A parte le discussioni letterarie, parliamo di cose serie: cosa c'entro io con Enrico Ruggeri?

S. l'A.

 
At 14 dicembre, 2006 19:08, Blogger Shelidon said...

Sono intimidita da cotanti e cotali visitatori: Keller, Hesse, Dürrenmatt, le Corbusier, Jaeggy, Walser e persino Soronel. A quest'ultimo rispondo che condivido il suo sgomento: Bacca è convinta che ti somigliasse quando avevi la barba. Non domandarmi né perché né in cosa.

 
At 15 dicembre, 2006 13:57, Anonymous Alain de Botton said...

Veramente ci sarei ancora io a tenere in vita la letteratura romantica svizzera.
Anche se mentre vi leggevo ho provveduto a toccare gli opportuni oggetti.

 

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