Google+ Bolgeri - il Gruppo Tolkieniano di Milano: Romanzo gotico e orrore soprannaturale: consigli per ulteriori letture

venerdì, agosto 11, 2006

Romanzo gotico e orrore soprannaturale: consigli per ulteriori letture

Viene qui pubblicato il percorso di lettura elaborato dai bolgeri come ausilio all'esposizione artistica Dagli abissi. Una versione più breve del percorso era disponibile in copia gratuita presso il banchetto, mentre il percorso completo, rilegato in un fascicolo, era in vendita al prezzo di costo di 1€. Speriamo che l'esperienza, quantomai positiva, possa essere ripetuta con altri argomenti e in altre occasioni.

Percorso di lettura

Il seguente percorso è stato elaborato dal gruppo culturale "Bolgeri" di Milano a partire dagli scritti di H.P. Lovecraft. Si ringraziano in particolare Isabella Briganti, Marco Fabbro e Alberto Ladavas. Per ogni romanzo è indicata la più recente edizione italiana, per favorirne la reperibilità. Indicazioni complete possono essere reperite nella bibliografia del catalogo.

1. Horace Walpole, The Castle of Otranto
Edizione italiana: Il Castello di Otranto. 2004, Biblioteca universale Rizzoli.
Autore del primo romanzo gotico propriamente detto, caratterizzato da ambientazioni cupe e personaggi il più delle volte malvagi e dagli atteggiamenti diabolici, dominato dai temi della morte e del male, Horace Walpole (Londra, 1717 – 1797) fu politico all’epoca di re Giorgio II, scrittore ed architetto esponente del cosiddetto gothic revival, oltre che critico d’arte (a lui si deve la pubblicazione di Anecdotes of Painting in England, basato sugli scritti autografi dell’incisore ed antiquario George Verte).
The Castle of Otranto fu pubblicato in Inghilterra nel 1764, e tradotto in italiano con il titolo Il Castello di Otranto. L’azione si svolge appunto ad Otranto, in Italia, ed il romanzo si presenta come la traduzione di un antico racconto italiano ambientato nella Puglia medievale (espediente narrativo non estraneo né a Lovecraft né a Tolkien). Testo fondante per la narrativa del terrore, Il Castello di Otranto accumula delitti e rimorsi, scambi di persone, fanciulle perseguitate, innamorati infelici, fantasmi inquieti ed equivoci sanguinosi; esso, come afferma Walpole stesso nella prefazione alla seconda edizione, rappresenta un tentativo di fondere naturale e romantico, romanzo antico e romanzo moderno, in un intreccio dominato dalle forze soprannaturali.

2. Ann Radcliffe, The Mysteries of Udolpho
Edizione italiana: I misteri di Udolpho. 1997, Mondadori.
Ann Ward, divenuta Radcliffe dopo il matrimonio con il giornalista William nel 1788, iniziò a scrivere racconti su incoraggiamento del marito, come poi avrebbe fatto Mary Shelley. Il suo primo racconto pubblicato, nel 1789, fu The Castles of Athlin and Dunbayne, in cui sono già presenti alcuni elementi che saranno alla base della maggior parte dei suoi lavori, tra cui l’atmosfera cupa, la presenza di innocenti ragazze coinvolte in torbide vicende, l’ambientazione in tenebrosi castelli. Il suo più grande successo fu Il romanzo della foresta, ma è in I misteri di Udolpho che porta ad un compimento maturo la sua versione del romanzo gotico.
I misteri di Udolpho fu pubblicato per la prima volta nel 1794 dalla casa editrice G.G. & J. Robinson di Londra. Il romanzo, originariamente pubblicato in quattro volumi, è ambientato nel 1584 e narra la storia di un’orfana e di sua zia, perseguitate da un nobiluomo corrotto e rinchiuse in un castello. La grande importanza del romanzo sta nella capacità dell’autrice di mantenere coerente la trama e di fornire una spiegazione razionale per ogni straordinario avvenimento che accade nel castello.
Molti sono stati gli autori influenzati dall’opera della Radcliffe. Tra questi, i più noti sono stati Jane Austen (che fece una parodia di I misteri di Udolpho nel suo Northanger Abbey), William M. Thackeray, il romanziere scozzese Sir Walter Scott, i poeti romantici William Wordsworth, Samuel T. Coleridge, Percy B. Shelley, John Keats e Lord Byron, il celeberrimo romanziere Charles Dickens e in particolare il suo romanzo Little Dorrit (1855-7), il romanzo The Woman in White di Wilkie Collins, Jane Eyre (1847) di Charlotte Brontë, Daphne du Maurier con Rebecca (1938), Possessed, or The Secret of Myslotch: A Gothic Novel (1939) di Witold Gombrowicz e, a sua stessa detta nell’introduzione, The Oval Portrait di Edgar Allan Poe, a sua volta una delle fonti riconosciute di The Picture of Dorian Grey di Oscar Wilde.

3. Charles Brockden Brown, Wieland or The Transformation
Edizione italiana: Wieland, ovvero La trasformazione. 1997, Neri Pozza.
Autore poliedrico ma sempre straordinario in tutti i generi in cui si cimentò, Charles Brockden Brown fu un romanziere, storico ed editore americano, particolarmente apprezzato dalla critica contemporanea: scrisse racconti brevi, romanzi, saggi, biografie e recensione: il suo primo romanzo fu Alcuin: un dialogo ed uscì nel 1798: l’opera, che risentiva profondamente dell’influenza di William Godwin, era un trattato sui diritti delle donne. La sua opera più popolare, Wieland, or the Transformation, pubblicata nel 1799, riprende gli schemi e i meccanismi del romanzo gotico adattandoli alla storia e alla geografia americane e trasformandone le caratteristiche: il terrore è da lui interiorizzato, trovando le sue radici nella psiche; sotto questo aspetto, l’opera sembra anticipare il moderno romanzo psicologico. Pubblicato in Italia con il titolo Wieland, ovvero La Trasformazione, il romanzo narra della strage di una famiglia per mano del padre, maniaco religioso, traendo spunto da un episodio di cronaca nera a cui la maestria dell’autore regala dignità tragica.

4. Matthew Gregory Lewis, The Monk
Edizione italiana: Il monaco. 2000, Bompiani.
Matthew Gregory Lewis fu un romanziere e scrittore teatrale inglese famoso per il suo romanzo gotico Il monaco, scritto durante un suo breve viaggio per conto dell’ambasciata britannica. Ambrosio o Il monaco, che venne pubblicato nell’estate del 1795, gli fece raggiungere immediatamente la notorietà, ma il romanzo venne ritirato l’anno successivo a causa dei suoi contenuti ritenuti scandalosi. Lewis pubblicò una seconda edizione in cui eliminò alcuni di quelli che riteneva essere i passaggi più problematici, pur senza eliminare i tratti più terrificanti. La storia riguarda Ambrosio, un pio e rispettato monaco spagnolo, e la sua caduta in disgrazia. La trama, che riguarda principalmente le azioni delittuose di Ambrosio nei confronti di due fanciulle innocenti, è spesso interrotta da digressioni e parentesi, utili a ravvivare l’atmosfera gotica del romanzo ed ai quali si ipotizza possa aver guardato Alessandro Manzoni per la sua prima stesura del Fermo e Lucia. Il monaco è considerato uno tra i più “trasgressivi” romanzi gotici, a causa di alcuni dei suoi elementi tra cui la presenza demoniaca, lo stupro, l’incesto e presenze come l’Ebreo errante, castelli in rovina e l’Inquisizione spagnola. Il romanzo presenta inoltre un’interessante ritratto del pensiero britannico circa la chiesa di Roma; ne è un altro esempio The Awful Disclosures of Maria Monk, il fittizio resoconto di una suora americana che sostiene di essere stata vittima di indicibili vessazioni nel proprio convento.

5. Charles Robert Maturin, Melmoth, the Wanderer
Edizione italiana: "Melmoth l’uomo errante", all’interno dell’antologia I grandi romanzi gotici. 2002, Newton & Compton.
Charles Robert Maturin era un pastore protestante di origine irlandese: le sue prime tre opere, pubblicate sotto lo pseudonimo di Dennis Jasper Murphy, furono un completo fallimento di pubblico e di critica, ma attirarono l’attenzione di Sir Walter Scott che ne parlò a Lord Byron. Ottenne il successo proprio con Melmoth the Wanderer, nel 1820. Il protagonista del romanzo, una sorta di ebreo errante, è lo studente John Melmoth che vende la sua anima al demonio in cambio di altri cento anni di vita; durante questi cento anni, Melmoth va alla ricerca di qualcuno che possa liberarlo dal vincolo con Satana ed i suoi viaggi sono il pretesto per aprire numerose altre parentesi e storie parallele. Naturalmente la storia si ispira alla leggenda del Faust ed in particolare alla sua interpretazione da parte di Christopher Marlowe nell’omonima tragedia elisabettiana.
Melmoth the Wanderer influenzò autori come Honoré de Balzac e Charles Baudelaire. Il protagonosta del romanzo è stato ripreso da autori come Oscar Wilde durante il suo esilio e Donald Wandrei nella sua corrispondenza con Howard Phillips Lovecraft, entrambi come pseudonimo. Inoltre ne furono ispirato Aleksandr Pushkin nel suo romanzo in versi Eugene Onegin, Anne Rice in Memnoch the Devil, Honoré Balzac in Melmoth Reconciled, Vladimir Nabokov in Lolita.

6. William T. Beckford, Vathek
Edizione italiana: Vathek. 2003, Bompiani (edito nello stesso anno anche come Vathek e gli episodi tra i Tascabili Bompiani).
William Thomas Beckford fu scrittore, critico d’arte, scrittore di viaggi e uomo politico. Figlio del sindaco di Londra, non poté intraprendere la carriera politica a causa degli scandali omosessuali in cui fu coinvolto e fu costretto a continui viaggi in Europa per non essere incriminato. Per questo, la sua più importante opera Storia del califfo Vathek fu scritta in lingua francese ed è un importante anello di congiunzione tra la letteratura illuministica e le esperienze preromantiche. Tradotta in inglese dal reverendo Samuel Henley, l’opera è un esempio dell’ossessione settecentesca per l’orientalismo introdotto dalla traduzione delle Mille e una notte da parte di Antoine Galland. Il romanzo combina in maniera originale questi elementi orientaleggianti con il romanzo gotico di Horace Walpole, raccontando la storia del califfo Vathek (ispirato dal personaggio storico Al-Wathiq), che rinnega l’Islam e si allea con Nouronihar per ottenere poteri soprannaturali. L’elemento di fondo del romanzo, ovvero il patto con il diavolo, è un classico della letteratura gotica e, nella sua descrizione del demonio Eblis, ha preso ispirazione dal Paradiso Perduto di John Milton.

7. John William Polidori, The Vampyre
Edizione italiana: Il vampiro. 1995, Studio Tesi.
Polidori fu segretario e medico personale di Lord Byron: si trovò quindi con lui a Villa Diodati, la casa che Byron affittò presso il lago di Ginevra in Svizzera, i due incontrarono Mary Wollstonecraft Shelley ed il suo futuro marito Percy Bysshe Shelley con il loro amico Claire Clairmont. Fu proprio in quella casa che, in una serata di giugno, lessero ad alta voce alcuni brani dall’antologia dell’orrore Tales of the Dead e Byron suggerì che ciascuno di loro scrivesse una storia: nacquero così Frankenstein e Il vampiro, quest’ultimo sulla base di una bozza di Byron. Evitando il personaggio crudele e sanguinario delle tradizioni popolari, Polidori modellò il proprio vampiro sul modello byroniano dell’eroe tenebroso e maledetto, e lo chiamò “Lord Ruthven” come omaggio (il nome, infatti, era originariamente usato nel romanzo Glenarvon di Lady Caroline Lamb per un personaggio che era chiaramente l’alter-ego di Byron stesso). Lord Ruthven non fu solo il primo vampiro della letteratura inglese, ma anche il primo vampiro del tipo più in voga oggi: aristocratico, inserito nell’alta società e colmo di perverso fascino. Il racconto venne pubblicato nel 1819 sul New Monthly Magazine erroneamente con il nome di Byron, che successivamente pubblicò anche il frammento da cui Polidori aveva tratto ispirazione senza riuscire a far giustamente attribuire all’amico il romanzo compiuto.

8. Mary Shelley, Frankenstein or The Modern Prometheus
Edizione italiana: Frankestein. Ovvero il prometeo moderno. 2005, Newton & Compton.
L’episodio in seguito al quale Polidori scrisse il suo The Vampyre, fu occasione anche per un altro autore di scrivere il suo romanzo più noto, quello che è considerato il primo vero romanzo di fantascienza: Mary Wollstonecraft Godwin (Londra, 1797 – 1851) scrittrice inglese e moglie del poeta romantico Percy Bysshe Shelley, ebbe una vita tragica, segnata dai lutti e dai frequenti viaggi, che influenzò profondamente la sua opera, conferendole l’ossessione che i suoi oggetti d’amore dovessero trasformarsi in cadaveri tra le sue braccia e che il suo destino dovesse essere quello di aggirarsi, sola, tra le tombe: a 24 anni, vedova dopo il naufragio del marito, considerava la sua vita finita e trascorse gli anni successivi chiusa in una stanza, con la scrittura come unico universo. Mary scriverà per lo più versi di disperazione e di ricordi laceranti: la caduta tragica nella morte e nella privazione è la sostanza delle sue poesie. Ma l’opera che la rende famosissima ancor oggi fu pubblicata nel 1818 con il titolo Frankenstein or the Modern Prometheus, fonte di un vero e proprio mito che affonda le proprie radici nelle paure umane: romanzo gotico ma che trae le sue origini dai miti dell’antichità, esso narra di uno scienziato desideroso di esplorare nuove vie, nuovi poteri fino ad arrivare ai misteri più profondi della creazione, ma che finisce con lo scontrarsi con la creatura cui lui stesso ha dato vita.

9. Edward Bulwer-Lytton, A Strange Story
Bulwer-Lytton fu un romanziere, drammaturgo e politico inglese. Personaggio molto popolare al suo tempo, coniò alcune espressioni che sono rimaste nell’uso comune, come “la penna è più potente della spada” ed il celeberrimo “era una notte buia e tempestosa”. Scrisse numerose opere a soggetto storico, oltre a quelle dell’orrore, tra cui cui Vril: The Power of the Coming Race, che risentì profondamente dei suoi interessi sull’occulto e che contribuì alla nascita della fantascienza. E’ opinione comune che l’opera abbia contribuito a creare l’immaginario misticheggiante del nazismo, oltre ad aver probabilmente influenzato The Time Machine di Herbert George Wells per la sua tematica di una razza sotterranea che attende di conquistare il proprio posto al sole. A strange story è un romanzo d’amore che coinvolge filosofia e poteri soprannaturali, particolarmente influenzato dalle idee di Bulwer-Lytton, probabilmente membro dell’ordine segreto Rosa Croce.

10. Robert Louis Stevenson, The strange case of dr.
Edizione italiana: Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde. 2006, Einaudi.
Robert Louis Stevenson (Edimburgo, 1850 - Samoa, 1894) fin da giovane dimostrò un notevole interesse per la letteratura, ma anche una certa inclinazione per una vita irregolare e spregiudicata che gli indebolì la salute. Nonostante i frequenti viaggi da una stazione climatica all’altra, la sua attività creativa fu intensa, sfociando in una produzione ragguardevole sia per mole che per valore. Tralasciando la pur importante produzione poetica e quella saggistica, le raccolte d’impressioni che accompagnano le sue peregrinazioni, Stevenson eccelse nel genere avventuroso che rese insuperato The Treasure Island (1883), e in quello storico dei molti romanzi ambientati in Scozia: ma famosissimo è anche per i racconti fantastici e esotici, e soprattutto per il romanzo del brivido che affronta in The strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde (1886): è la storia di un uomo, la cui metamorfosi e il cui sdoppiamento di personalità (prima volontario, poi sempre più incontrollabile), avvenuto in seguito ad alcuni esperimenti scientifici perpetrati sulla sua persona, sottopone il lettore al manifestarsi degli istinti, delle pulsioni, delle manie e dei comportamenti spregiudicati di mister Hyde, contrapposti alla parte razionale, controllata e comunemente accettata del dottor Jekyll; tale sdoppiamento, presente non solo nel protagonista, si rende manifesto anche negli ambienti in cui i vari personaggi si muovono: un’atmosfera ed un’ambientazione gotica nella quale prevalgono il freddo, la notte, la nebbia, il vento e l’intricato labirinto delle strade londinesi, che evocano la logica del mistero, dell’irreale, dell’assurdo e dell’orrore.

11. Emily Brontë, Wuthering Heights
Edizione italiana: Cime tempestose. 2006, Einaudi.
Emily Jane Brontë (30 luglio, 1818 - 19 dicembre, 1848) fu una scrittrice e poetessa inglese, ricordata soprattutto per il suo unico romanzo Cime tempestose. Il romanzo narra l’amore contrastato e distruttivo tra Catherine e Heathcliff, un personaggio modellato sull’eroe maledetto di Byron, e non è privo di elementi soprannaturali, primo fra tutti lo spunto onirico ed il tema del fantasma. Accolto con freddezza dalla critica contemporanea, il romanzo è oggi considerato tra i migliori della sua epoca.

12. Guy de Maupassant, Le Horla
Edizione italiana: L’Horlà. 1983, Euroma.
Testo fondamentale della narrativa dell’orrore e primo dei racconti fantastici scritti da Guy de Maupassant (Fécamp, 1850 – Paris, 1893), Le Horla, pubblicato nel 1887, è anche la toccante testimonianza del progredire della sua malattia: sotto la forma di un diario, l’autore ci racconta le sue allucinazioni, causate dalla presenza misteriosa di un essere, di un incubo che assorbe allo stesso tempo la ragione e l’energia vitale del protagonista. Intessuto d’angoscia, rotto dal succedersi di momenti allucinati e pause della malattia, queste ultime non fanno che dare al lettore quel barlume irrisorio di speranza che, rivelandosi poi una trappola, contribuisce all’assoluta tragicità del racconto.

13. Gustave Meyrink, Der Golem
Edizione italiana: Il Golem. 2002, Tascabili Bompiani.
Autore ceco tra i più illustri, Gustav Meyrink (Vienna, 1868 – Starnberg, 1932), dopo il fallimento della banca che dirigeva, decise di intraprendere la carriera di scrittore e iniziò a leggere libri sull’occultismo e a frequentare gli ambienti spiritici, tutte esperienze che contribuirono a sviluppare la capacità visionaria che caratterizza fortemente le sue opere. La sua opera più nota, Der Golem, pubblicata nel 1915, è un romanzo esoterico che riprende una vecchia leggenda ebraica. Felice fusione di mitologia e letteratura fantastica, e al contempo fedele riproduzione della vita nell’antico ghetto di Praga nei primi anni del Novecento; non alieno a richiami alla cabala e ai tarocchi, efficace nella narrazione d’uno sdoppiamento di personalità e d’una confusa e controversa percezione della realtà, esso intreccia sogno e immaginazione, delirio e speranza con intelligente ed apprezzabile equilibrio.

14. Friedrich Heinrich Karl, Barone de la Motte Fouqué, Undine
Friedrich Heinrich Karl, Barone de la Motte Fouqué, fu uno scrittore tedesco tra i più accesi sostenitori del romanticismo. Tra il 1810 e il 1815 la sua popolarità fu al culmine grazie a numerosi romanzi, opere teatrali e poemi epici di grande successo per il gusto dell’epoca. I primi tra questi lavori sono considerati i migliori: Undine, del 1811, è considerata la migliore trasposizione di una fiaba tedesca ed è probabilmente l’opera cui è legato oggi il nome di Fouqué. Dal 1820 in poi, la qualità delle opere di Fouqué andò rapidamente calando, un po’ per l’eccessiva rapidità con cui si costringeva a scrivere e un po’ per la sua incapacità ad adeguarsi con i mutamenti di gusto dell’epoca. Venne così soprannominato il “Don Chischiotte del romanticismo” e rifiutato dagli intellettuali del cosiddetto post-romanticismo.

15. Wilhelm Meinhold, Maria Schweidler, die Bernsteinhexe
Edizione italiana: nell’antologia Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore. 2005, Newton & Compton.
Wilhelm Meinhold (Netzelkow, Usedom, 1797 – Berlino, 1851), scrittore tedesco e pastore protestante con simpatie per il cattolicesimo, riscosse grande successo con il romanzo Maria Schweidler, die Bernsteinhexe (Maria Schweidler, la strega dell’ambra), pubblicato nel 1843: esso narra di un processo contro la strega del titolo, riproducendo così fedelmente lo stile di una cronaca secentesca da essere creduto autentico, anche dopo che l’autore stesso ebbe smentito queste voci.
Dello stesso autore: sono presenti alcuni racconti nell’antologia Storie di fantasmi : le cento piu belle storie di spettri da Montague Rhodes James a Joseph Sheridan Le Fanu, da Edgar Allan Poe a Bram Stoker (Newton & Compton, Roma 2005).

16. Edgar Allan Poe, The Fall of the House of Usher
Edizione italiana: nell’antologia Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore. 2005, Newton & Compton.
Tra le figure più importanti della letteratura statunitense, troviamo Edgar Allan Poe (Boston, 1809 – Baltimora, 1849), scrittore, poeta e saggista considerato come precursore della fantascienza e del fantasy moderno, oltre che come inventore del racconto poliziesco e del giallo psicologico. Da bambino rivelò una eccezionale memoria ed una mirabile predisposizione alla musica ed alla poesia, passione tanto esagerata da essere forse causa del violento squilibrio al sistema nervoso della sua esile fibra; studiò in Inghilterra, dove i massimi scrittori e poeti inglesi esercitarono grande influenza sulla sua sensibilità. Dopo un periodo nell’esercito statunitense, iniziò a guadagnarsi la vita scrivendo, e il romanzo The Gold Bug (1843) e la raccolta The Raven and Other Poems (1845) gli diedero la celebrità; ma continuò la sua vita angosciosa ed oscura, finché venne un giorno trovato in stato di delirium tremens sulla banchina del porto di Baltimora, morendo in ospedale qualche giorno dopo. La novella “del grottesco e dell’arabesco” The Fall of the House of Usher, pubblicata nel 1839, è centrata sul tema della paura, incanalato dal fenomeno del doppengänger (fenomeno paranormale del fantomatico sosia di una persona viva), ma anche dai motivi della morte e risurrezione, e soprattutto dal tema – così importante in Poe – dell’insanità mentale del protagonista, riflesso nella decadenza della casa e negli elementi gotici della scrittura.
Dello stesso autore: sono presenti alcuni racconti nell’antologia Storie di fantasmi : le cento piu belle storie di spettri da Montague Rhodes James a Joseph Sheridan Le Fanu, da Edgar Allan Poe a Bram Stoker (Newton & Compton, Roma 2005).

17. Nathaniel Hawthorne, The house of the Seven Gables
Edizione italiana: La casa dei sette abbaini. 2001, Mondadori.
Nathaniel Hawthorne (Salem, 1804 – Plymouth 1864) è considerato uno dei più importanti scrittori statunitensi dell’Ottocento. I suoi romanzi e novelle, alcuni storici, altri fantastici, sono influenzati dalla sua educazione puritana; in particolare i suoi due romanzi più famosi, che descrivono la vita nel New England coloniale, The Scarlet Letter (1850) e The House of the Seven Gables (1851), sono impregnati dalla fluida mescolanza di realismo e soprannaturale del romance. La casa dai sette abbaini descrive la storia della famosa casa menzionata dal titolo e, per mezzo di essa, dei suoi abitanti: una maledizione attraversa le generazioni, facendo ricadere sulle nuove le malefatte delle precedenti; il romanzo esprime anche la scontro tra modi di vita nuovi e antichi, tra apparenza e realtà: esso si costruisce in questo perenne dualismo, combinando le sensibilità gotiche e la tradizionale forma del romanzo sentimentale.

18. Ambrose Bierce, The Death of Halpin Frayser
Edizione italiana: Tutti i racconti – Volume 1: racconti dell’orrore. 2005, Fanucci.
Scrittore e giornalista statunitense, Bierce condusse una vita spesso ai limiti, ma non per i vizi, bensì per il suo sarcasmo che col tempo gli valse il nomignolo di “bitter”, l’amaro. A quindici anni, stanco della povertà della famiglia, se ne andò di casa cominciando a girare per gli Stati Uniti: deve la sua fortuna di scrittore principalmente al suo Dizionario del Diavolo, ma in realtà la sua opera va ben oltre, a cominciare proprio da quella di giornalista. I suoi racconti brevi sono considerati tra i migliori del XIX secolo, soprattutto quelli di guerra; i suoi racconti fantastici e di fantasmi anticiparono lo stile del grottesco che sarebbe diventato un vero e proprio genere letterario nel XX secolo.
Dello stesso autore: Tutti i racconti – Volume 2: racconti di guerra. 2006, Fanucci.
Di prossima pubblicazione: Tutti i racconti – Volume 3: racconti fantastici. 2007, Fanucci.

19. Henry James, The Turn of the Screw
Edizione italiana: Giro di vite. 2005, Einaudi.
Vissuto principalmente in Europa, fu un autore e critico letterario americano noto per i suoi romanzi ed i suoi racconti sul tema della coscienza e della contrapposizione tra Europa ed America. Il dramma psicologico, il conflitto interiore e con il proprio ambiente sono solo alcuni dei temi che muovono la complessa psicologia delle creazioni di James. L’autore stesso si sentiva in continuo contrasto con i luoghi in cui viveva e non lo abbandonò mai la sensazione di essere una sorta di esiliato: The Portrait of a Lady, ad esempio, è l’emblema del conflitto tra l’innocenza della giovinezza americana e la pericolosa raffinatezza (o decadenza) europea. Per molti versi James è simile a scrittori teatrali del XVII secolo come Racine e Molière, affini per stile e poetica, ed a Shakespeare stesso: come loro, James era interessato al conflitto morale e alle scelte degli individui, senza condannare la società per essi ma osservando la società stessa quale causa ed accettando ogni dinamica, anche la più crudele, come una ineluttabile condizione della vita. E’ possibile, in questo senso, vedere le opere di James come una speculazione delle possibilità: The Portrait of a Lady analizza cosa può accadere quando una giovane donna idealista diventa improvvisamente molto ricca; The Turn of the Screw descrive la tragedia psicologica di una donna nubile (mentalmente instabile, secondo alcuni critici) che diventa governante. The Turn of the Screw, probabilmente il suo racconto più popolare, presenta però due livelli di lettura differenti: uno, quello psicologico, presenta la governante come una pazza visionaria che trascina alla rovina con sé i suoi due giovani pupilli. L’altro, invece, è un più classico racconto di fantasmi, con il suo tragico epilogo. L’abilità di James – e il fascino del racconto – sta nel mantenersi in bilico tra queste due possibili interpretazioni, senza fornire una chiave di lettura univoca.

20. Robert W. Chambers, The King in Yellow
Edizione italiana: Il re in giallo. 1975, Fanucci.
Chambers, scrittore ed artista americano, si dedicò alla letteratura dopo un breve periodo di pittore e illustratore: The King in Yellow, un’antologia di racconti brevi, è la sua opera migliore. La tematica di fondo è legata al tema di un terribile libro, cui si fa riferimento nel titolo, che porta alla pazzia coloro che lo leggono. Questa tematica verrà ripresa da Lovecraft per il suo Necronomicon.

21. Rudyard Kipling, The Mark of the Beast
Kipling fu romanziere e poeta britannico nato in India e comunemente considerato la voce del colonialismo. La sua opera più nota è sicuramente il racconto per ragazzi Il libro della giungla (1894), ma sono noti anche il racconto di spionaggio Kim (1901) e la poesia Se (1895). Kipling è anche considerato una delle figure più importanti nella nascita della fantascienza, soprattutto per via dell’influenza che ebbe su John W. Campbell e Robert A. Heinlein. Riferimenti a Kipling sono costanti in fantascienza, soprattutto in autori del periodo di Poul Anderson.

22. Oscar Wilde, The Picture of Dorian Gray
Edizione italiana: Il ritratto di Dorian Gray. 2005, Einaudi.
Il più importante esponente del movimento estetico, controparte inglese del decadentismo europeo, Wilde è noto soprattutto per le sue commedie teatrali, improntate sempre ad una brillante critica e parodia della società e dei valori vittoriani. Il manifesto della sua poetica è la famosa introduzione a Il ritratto di Dorian Gray, il suo romanzo più noto. Oltre ad esso, Wilde scrisse anche numerose fiabe e storie di fantasmi, tra cui Il fantasma di Canterville (1887).
Il ritratto di Dorian Gray è una vera e propria celebrazione del culto della bellezza, mista ad elementi fantastici mutuati principalmente da The Oval Portrait di E.A. Poe: un giovane, Dorian, viene corrotto da un mecenate e convinto ad una sorta di vendita dell’anima (implicita) in cambio dell’eterna giovinezza. Sarà il suo ritratto ad invecchiare al posto suo. Wilde rovescia il principio secondo il quale è l’arte che imita la vita, trasformandolo nel presupposto per il quale è la vita ad imitare l’arte: la vita è pertanto prodotto e risultato dell’arte. La distruzione di Dorian Gray al termine del romanzo, tuttavia, può variamente essere interpretata come la concessione di Wilde al pubblico borghese o, secondo una linea interpretativa più profonda, come un’amara riflessione circa l’effettivo svuotamento di un’esistenza votata al piacere.


23. Matthew Phipps Shiel, The House of Sounds
Shiel fu un prolifico scrittore inglese di racconti fantastici, ricordato soprattutto per i suoi romanzi soprannaturali e di fantascienza. Iniziò ad avere un certo successo come scrittore di racconti nel 1890, dimostrando una profonda influenza da Edgar Allan Poe. Le sue opere erano centrate attorno al detective decadente Principe Zaleski e furono seguite dal romanzo di fantascienza The Purple Cloud (1901) e da opere che divennero molto popolari tra cui The Yellow Danger (pubblicato a puntate nel 1899), il primo di una serie di romanzi che ruotavano attorno ad una tematica razzista anti-cinese. Alcune delle sue opere ebbero probabilmente una certa influenza su Herbert George Wells.

24. Bram Stoker, Dracula
Edizione italiana: Dracula. 2005, Mondadori.
Bram Stoker fu un matematico e scrittore irlandese famoso soprattutto per il suo Dracula ma autore anche di numerosi altri racconti del terrore tra cui La tana del verme bianco e La dama del sudario. Uno degli ultimi se non l’ultimo tra i grandi romanzi gotici, Dracula riprende il mito del vampiro, lanciato nella letteratura da John William Polidori e realizza un romanzo dalle atmosfere cupe e oscure, in cui l’orrore e la minaccia crescono in un avvicendarsi di emozioni ed avvenimenti che conducono alla scoperta e alla sconfitta finale dell’orrore rappresentato dal vampiro. Rielaborazione di una leggenda sul principe rumeno Vlad Tepes: Stoker impiegò sette anni per scrivere il libro, studiando la cultura e la religione dei Balcani e documentandosi sulla figura storica del conte Dracula. La sua influenza sugli autori successivi e sulla cultura popolare è incalcolabile.
Dello stesso autore: sono presenti alcuni racconti nell’antologia Storie di fantasmi : le cento piu belle storie di spettri da Montague Rhodes James a Joseph Sheridan Le Fanu, da Edgar Allan Poe a Bram Stoker (Newton & Compton, Roma 2005).

25. William Hope Hodgson, The House on the Borderland
Edizione italiana: La casa sull’abisso. 2003, Newton & Compton.
Hodgson fu uno scrittore inglese di racconti fantastici e dell’orrore, oltre che un fotografo. Fuggito per mare a tredici anni, si dedicò presto alla scrittura e compose The Voice in the Night e The Boats of the Glen Carrig, ispirate dalle sue esperienze in mare. Con il suo stile spesso barocco ed eccessivo come quello di Lovecraft, raggiunge spesso straordinaria intensità espressiva che, attraverso l’incertezza della fonte del terrore, amplifica il terrore stesso. Da lui Lovecraft prese ispirazione per molti aspetti del suo stile, per la concezione del mare come fonte di orrori e, in particolare, dalla sua The House on the Borderland trasse ispirazione per The call of Cthulhu.

26. Arthur Machen, The Great God Pan
Edizione italiana: Il grande dio Pan. 2005, Fanucci.
Machen è noto soprattutto per i suoi racconti dell’orrore, del fantastico e del soprannaturale: tra le sue opere maggiori, alcune traduzioni dal francese antico (The Heptameron of Marguerite de Navarre, Le Moyen de Parvenir di Béroalde de Verville e The Memoirs of Casanova), pezzi di cronaca dal fronte della prima guerra mondiale ed alcuni saggi critici. Il grande dio Pan venne pubblicato nel 1894 da John Lane in Keynotes Series, una rivista che dava voce al nascente movimento estetico e che era profondamente influenzata dalla poetica di Robert Louis Stevenson. Il romanzo di Machen venne profondamente criticato per i suoi contenuti sessuali e gli elementi orrorifici, e vendette bene anche grazie a questo fuoco di critica. Ripubblicato nel 1894 con alcuni brani aggiuntivi, è solo uno dei molti che all’epoca si avvalevano del dio Pan come un simbolo per il potere della natura e del paganesimo: la storia, ambientata in Galles, narra la vicenda di una donna la cui mente viene distrutta da un esperimento scientifico nel tentativo di metterla in contatto con il dio Pan; anni dopo, la giovane Helen Vaughan fa la sua comparsa nella società di Londra lasciandosi dietro una scia di cuori infranti e suicidi d’amore. Si tratta del frutto della fusione tra il dio Pan, chiamato anche Nodens, e la donna dell’esperimento. L’opera ha profondamente influenzato alcuni elementi nel racconto L’orrore di Dunwich, di Lovecraft, oltre che Ghost Story di Peter Straub.

27. Algernon Blackwood, The Willows
Edizione italiana: Colui che ascoltava nel buio. 1987, Fanucci.
Algernon Blackwood fu uno scrittore inglese di romanzi soprannaturali: nonostante si sia cimentato spesso in racconti dell’orrore, il suo scopo generalmente non era generare paura nel lettore ma di suscitare meraviglia. Alcuni validi esempi in questo senso sono Il centauro, che culmina con l’incontro di un branco di queste mitiche creature da parte di un viaggiatore, e Julius LeVallon, con il suo seguito The Bright Messenger, che riguarda la reincarnazione. Le sue storie migliori, tra cui quelle raccolte nell’antologia Incredible Adventures, sono capolavori di atmosfera, costruzione della trama e di quell’allusione al soprannaturale che Lovecraft elogia come il motore più genuino della paura.
The Willows è forse la sua opera più famosa, influenzata profondamente dai viaggi di Blackwood sul Danubio, e narra la storia di due campeggiatori che scelgono il luogo sbagliato per trascorrere la notte.

28. Edward J. Moreton Drax Plunkett Lord Dunsany, The gods of the Mountain
Lord Dunsany ottenne la fama con i suoi racconti brevi, i suoi romanzi, le sue opere teatrali e le sue poesie. I suoi più importanti racconti brevi furono pubblicati in antologie tra il 1905 e il 1919: la prima di queste raccolte, The Gods of Pegāna, fu la prima ed unica che pubblicò su pagamento. La particolarità delle sue opere sta nell’ambientazione, un mondo immaginario con una propria storia, una propria geografia ed i propri dei: questa particolarità, insieme a numerose altre peculiarità stilistiche e compositive di Dunsany, influenzerà profondamente l’opera di Lovecraft.
Numerosi furono gli autori influenzati da Dunsany. Tra questi, Fletcher Pratt con The Well of the Unicorn del 1948 (un seguito all’opera teatrale King Argimenes and the Unknown Warrior di Dunsany). Inoltre Jorge Luis Borges incluse il racconto The Country of Yann nel suo The Library of Babel, mentre David Eddings dichiarò Lord Dunsany il suo autore preferito e Ursula K. Le Guin nel suo saggio From Elfland to Poughkeepsie ne ha sottolineato la straordinaria influenza sui giovani autori che gli succedettero.
Dello stesso autore: La figlia del re degli elfi. 1991, Edizioni della Terra di Mezzo.

29. Montague Rhodes James, Count Magnus
Edizione italiana: All’interno dell’antologia I vampiri tra noi. 1960, Feltrinelli.
Noto medievista di Cambridge, Rhode James è più noto oggi per le sue storie di fantasmi pubblicate originariamente nelle antologie Ghost Stories of an Antiquary (1904), More Ghost Stories of an Antiquary (1911), A Thin Ghost and Others (1919), A Warning to the Curious and other Ghost Stories (1925).
I suoi racconti esplorano alcuni tra i temi ricorrenti del genere: l’ambientazione in un piccolo villaggio o in un’università, uno studioso come protagonosta, la scoperta di un antico oggetto, spesso un libro, la presenza di una minaccia soprannaturale.
Tra gli altri autori che furono influenzati da Rhode James, ci sono John Bellairs, che gli rese più volte omaggio all’autore riprendendo nelle proprie opere alcuni elementi delle sue storie, Stephen King in The Shining, Ramsey Campbell in Ancient Images, Stuart Neild in A Haunted Man, Antony Oldknow e Reggie Oliver in The Sermons of Dr. Hodnet. Nonostante sia ricordato soprattutto per la sua opera di romanziere, il suo contributo di medievista fu enorme: catalogò numerosi manoscritti della biblioteca di Cambridge e di Oxford; tra gli altri saggi, scrisse The Apocalypse in Art e New Testament Apocrypha, entrambi riguardanti diverse versioni della Bibbia.
Dello stesso autore
: sono presenti alcuni racconti nell’antologia Storie di fantasmi : le cento piu belle storie di spettri da Montague Rhodes James a Joseph Sheridan Le Fanu, da Edgar Allan Poe a Bram Stoker (Newton & Compton, Roma 2005).

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1 Comments:

At 06 ottobre, 2006 11:52, Blogger Shelidon said...

Errata corrige (grazie, Cecilia): l'ultima edizione italiana del racconti i "Salici" di Blackwood è:

Algernon Blackwood, "I salici" in Il Wendigo e altri racconti fantastici. Theoria, 1992.

 

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